Inter e Airc: anche noi in gol per la ricerca

Javier Zanetti è testimonial dell'A.I.R.C. da anni e tutto il mondo del calcio si schiera a favore della ricerca per trovare sempre più forme di curabilità nel weekend dell'undicesima giornata di campionato. Ormai è tradizione per Lega Serie A, TIM, F.I.G.C. e A.I.A. legarsi all'iniziativa "Un gol per la ricerca".

Il numero utile da memorizzare è il 45504, basta mandare un sms per dedicare due euro all'A.I.R.C., oppure chiamare da telefono fisso sempre il 45504 per donarne 5 o 10.

Su Facebook, nella pagina dell'A.I.R.C., invece, si può vincere i palloni autografati da Zanetti, che insieme a Del Piero e Pato sostiene la campagna, partecipando al gioco 'Championsville'.

Sostenere la ricerca quest'anno è divertente, ma come sempre è soprattutto utile. Per noi e per il nostro futuro.
http://www.facebook.com/AIRC.associazione.ricerca.cancro

é crisi INTER


Ebbene si, stavolta è vero. Dopo anni in cui tv e giornali l’hanno invocata a gran voce, per la loro felicità (e non solo), la crisi pare essere arrivata sul serio. D’altra parte è un po’ come vantarsi di aver previsto la pioggia dopo averne puntualmente annunciato l’arrivo ogni mattina. Giocoforza, prima o poi, si avrà ragione. La partenza stentata e una posizione di classifica inusuale stanno alimentando il pessimismo anche tra le fila dei tifosi interisti. Quali sono le cause che hanno portato a questa situazione? A mio modo di vedere ci sono una serie di fattori che hanno negativamente influito sull’inizio di stagione.


La scelta dell’allenatore – Col senno di poi, l’ingaggio di Gasperini è stato un errore colossale. Il tecnico di Grugliasco, per svariati motivi, non è riuscito a dare un’identità alla squadra e, al di la dei moduli e del sistema di gioco, è stato incapace di risolvere anche i più piccoli problemi di ordinaria gestione. Per lui resta l’attenuante di non aver ottenuto quanto richiesto in sede di mercato, scusante abbastanza debole però per giustificare cinque sconfitte e un pareggio nelle sei partite ufficiali nelle quali ha guidato l’Inter. Con l’arrivo di Ranieri, che non ha la bacchetta magica, le cose sono un po’ migliorate, ma di fatto si sono buttati via i tre mesi di preparazione estiva che dovevano servire a ridisegnare la squadra.
Il mercato – L’errore più grave è stato quello di non intervenire nel reparto che più aveva bisogno: il centrocampo. Servivano almeno un paio di innesti per ridare linfa in questo settore nevralgico, cosa che invece non è stata fatta. Nonostante senta criticare ferocemente, a mio parere e visti i presupposti a livello economico, le operazioni di mercato concluse sono state invece soddisfacenti. La partenza di Eto’o si è resa necessaria per volontà del giocatore che, parole sue, riteneva di non aver più molto da dare alla causa nerazzurra. La partita di supercoppa di Pechino è stata abbastanza emblematica in questo. Si è cercato quindi di ricavare il massimo dalla cessione, evitando di ritrovarsi in casa un giocatore svogliato e svalutato un anno dopo, come successo con Milito nel post-triplete. Idem per la cessione di Santon, ceduto in Inghilterra per una cifra abbastanza importante. Di contro, le operazioni in entrata di Zarate, Forlan, Nagatomo (riscattato dal prestito), sono servite a rimpolpare l’organico, spendendo cifre tutt’altro che folli. C’è poi la pattuglia dei giovani: Castaignos, Alvarez, Jonhatan, Poli. Per svariati motivi non credo si possa dare adesso un giudizio definitivo su nessuno. Bisognerà aspettare prima di sentenziare, nonostante qualcuno di questi elementi sia stato già bollato come scarso.
Infortuni – Le assenza causa infortunio sono state determinanti. Troppe per non incidere sulle prestazioni della squadra. Una rosa al completo avrebbe consentito di far rifiatare i più bisognosi e di avere a disposizione più soluzioni tattiche. Le assenze hanno invece obbligato a mettere in campo più o meno sempre gli stessi giocatori, determinando stanchezza ed aumentando il rischio infortuni per i più fragili. Insomma, il classico cane che si morde la coda. Il risultato è stato, come diceva il buon Sgrigna nel post precedente, di avere attualmente una squadra che può reggere per 45’ – 60’ massimo. Un lusso che non ci possiamo permettere.
Sfortuna ed arbitri – Anche questi due fattori hanno inciso. Un pizzico di buona sorte in più e qualche errore arbitrale in meno avrebbero sicuramente migliorato l’attuale classifica. Certi problemi non sarebbero scomparsi, ma quantomeno la pressione a livello mentale sarebbe stata minore, permettendoci di gestire la situazione più serenamente. Con le dovute proporzioni, il paragone tra campionato e Champions ne è la riprova. Stesse difficoltà, stessi giocatori, ma due posizioni di classifica diametralmente opposte.


La società – Gli errori già citati in precedenza relativamente a mercato e scelta dell’allenatore sono tutti a carico della dirigenza. Starà a loro mettere una pezza, tappando le falle nel mercato di gennaio, come peraltro già successo l’anno precedente, e perché no cominciando anche a gettare le basi per la prossima stagione.

Mescolate gli ingrdienti e la pietanza è servita. La speranza è quella di ritornare al più presto a gustare piatti più prelibati.

articolo tratto da www.bausciacafe.com/

INTER - juve

 

QUESTI SIAMO …

 

interjuve.jpg

Speravo ovviamente che la partita con la Juve finisse in un altro modo e, finendo in un altro modo, servisse a qualcos'altro, e cioè a darci una mossa, quella decisiva. E' stata invece una specie di partita-riassunto di quello che è stata l'Inter finora, una partita highlights del meglio e del peggio dell'Inter stagione 2011-2012.

Nel primo tempo si è visto il potenziale della squadra, tuttora sostanzialmente in grado di giocarsela con chiunque, e in alcuni momenti davvero alla grande. Poi si è visto quanto la sfiga - il meraviglioso colpo di testa di Pazzini -, al netto dei nostri casini, finora abbia avuto un ruolo piuttosto determinante. Ma il primo tempo ci ha anche ricordato che in difesa facciamo cagare, abbiamo continue amnesie, singole o di reparto o di zona (con la Juve la sinistra, da Zarate a Obi fino a Nagatomo e Chivu, era una fascia - diciamo così - invitante), e in questo modo non andremo da nessuna parte. Ti si infortunano il portiere e due centrali? Vedi sopra, alla voce sfiga (ma Castellazzi ha fatto fin troppo). Il secondo tempo, poi, ci ha dato l'ennesima dimostrazione che l'Inter attuale non ha i 90 minuti, ma nemmeno gli 80, i 70 o i 60. E' una squadra che non solo corre meno degli altri, ma finisce la benzina regolarmente, e un primo tempo dispendioso ci condanna a un secondo tempo di ordinaria amministrazione. Questa è la situazione più malinconica. Sembriamo una provinciale, di quelle che con certe Inter (soprattutto quelle mourignane) ci aggredivano all'arma bianca finchè ne avevano, poi puff!, sparivano e noi finivamo le partite maramaldeggiando. Con l'aggravante di non essere una provinciale e di sentirsi altro, com'è giusto che sia: e così ne esce sempre la sensazione che si attenda la manna dal cielo e che i coglioni - peraltro non è il caso di ieri sera - non si sguainino mai.

"Questi siamo", continuiamo a dirci simulando una serena rassegnazione e sperando - come speravamo con la Juve, per esempio - che prima o poi un principe azzurro limoni con noi e l'incantesimo svanisca. La cruda realtà è che se n'è andato il primo quarto di campionato e, accidenti, questi siamo. Voglio dire: quando i numeri crescono la statistica trova un suo fondamento, e la statistica oggi comincia a farsi molto inquietante. Questi siamo. Lo sa anche Ranieri, che per cambiare qualcosa in attacco mette un bambino e non Milito, di cui deve avere una fiducia pari a zero; che per difendere meglio una fascia mette un bambino e non toglie quelli dietro, perché non ne ha altri da mettere; che per cambiare qualcosa a centrocampo mette quello di 33 anni e toglie quello di 20, perché ci sono due argentini inamovibili (in tutti i sensi).

E speriamo lo sappia anche la società: spremi la fantasmagorica campagna acquisti (Forlan, Zarate, Alvarez, Jonathan, Castaignos, Poli) e non ne esce una goccia. Non è una bella situazione.

 

settore.myblog.it/

juve, nuovo stadio a rischio crollo: indagine in corso …

 

"Pericolo di crollo colposo"

È questa la principale ipotesi di reato, per ora solo teorica, formulata dalla Procura di Torino nell'inchiesta, sfociata oggi in alcune perquisizioni, sul nuovo stadio del club bianconero, parte lesa. Gli indagati sono tre. Il procedimento riguarda la fornitura di acciaio non conforme alle norme. Dove si giocherà sabato juve-Genoa? … http://www.gazzetta.it/Calcio/Squadre/Juventus/20-10-2011/stadio-juve-ipotesi-reato-803373039082.shtml

6tneA questo punto è tutto da vedere se lasceranno che la juve continui a giocare le partite in casa in uno stadio non sicuro, chissà chi si prenderà la responsabilità di un possibile “RISCHIO CROLLO”.
L’INTER giocherà contro la juve il 29 ottobre ma a Milano. Almeno saremo sicuri di giocare in uno stadio all’altezza della situazione e naturalmente si prevede il tutto esaurito, per una partita che varrà molto di più di quella degli ultimi anni, in cui la nostra superiorità era evidente e ci potevamo anche permettere di non riuscire a vincere la partita. Oggi è molto diverso, siamo tenuti a dimostrare di essere all’altezza della situazione. In mezzo ci sono altre due pertite contro Chievo e Atalanta poi sarà INTER – Juventus ,a farci capire come stanno le cose.

Se vuoi assistere alla partita  puoi trovare i biglietti su ticketBis

Opinione VIDEOTIFOSO

L’Inter Di Champions


Lille-Inter 0-1 : L’Inter Di Champions Sa Vincere E Soffrire

I limiti di gioco e di tenuta atletica non sono scomparsi, ma aver espugnato il campo del Lille che aveva perso 1 sola volta in 10 mesi in casa e aver agganciato il primo posto in classifica, con un piede e mezzo agli ottavi, supera qualsivoglia discorso tecnico e tattico.

Sotto gli occhi dell’ex Vieira, Ranieri se la gioca con l’artiglieria pesante Sneijder-Pazzini-Zarate e per un tempo è ricompensato dalla velocità dei 3 che permettono alla difesa di alleggerire la pressione e non soffrire Hazard e compagni.

Motta e Chivu guidano i rispettivi reparti, Julio Cesar chiude ogni varco  e stavolta, nonostante il drammatico calo della ripresa, arrivano i 3 punti. Ossigeno puro per morale e classifica, per una volta dovrà essere l’Europa a farci trovare il giusto abbrivio per la serie A.

PRIMO TEMPO.

Il dubbio su chi giostra da pivot davanti alla difesa è presto fugato: come con Leonardo è Thiago Motta a comandare le operazioni, mentre Cambiasso (attentissimo a raddoppiare su Hazard) e Zanetti sono gli interni. In difesa comanda Chivu, Lucio prende spesso il tempo ora a Cole ora a Sow e Maicon sale più di Nagatomo, costretto sulla difensiva dal duo Balmont-Debuchy. La novità più interessante è la posizione di Zarate: l’argentino in fase di non possesso è sulla stessa linea di Sneijder, mentre lo stesso Pazzini partecipa più attivamente in copertura (prezioso nei calci piazzati dove svetta su compagni e avversari).

Il Lille non è arrembante e sbilanciato come Rudi Garcia aveva annunciato: Sow è lasciato spesso isolato là davanti, Cole e Hazard sulla trequarti provano a innescarlo ma spesso sbagliano l’ultimo passaggio. I francesi spingono di più, senza però perdere equilibrio, probabilmente per non subire il contropiede del nuovo tridente dei campioni del mondo.

Primi 15 minuti di studio, Inter cortissima, forse troppo schiacciata in difesa, Julio però è inoperoso. Le prime occasioni sono per Pazzini, anticipato dal marcatore al momento del tiro, e per Zanetti che liberissimo non azzecca il cross per l’ex sampodoriano.

Al 21′ improvvisamente il vantaggio: accelerazione di Sneijder in un fazzoletto, passaggio in profondità per Zarate che dalla sinistra rimette al centro per il tiro al volo del Pazzo. 1 a 0 sorprendente, ma sicuramente nelle potenzialità dei 3, rapidissimi a ripartire quando Motta gioca a uno due tocchi.

La reazione dei transalpini non si fa attendere: Hazard fino a quel momento nullo sale in cattedra, impegna Julione da fuori e poi un con un insidioso tiro cross. E Joe Cole? L’ex Chelsea si libera dei nostri sulla trequarti, si accentra e quando ha davanti a sè lo specchio calcia alle stelle. Brivido, ora soffriamo.

Nel finale usciamo bene noi: nuovo scambio Wesley-Maurito, dribbling e tiro, deviato al’ultimo istante in corner. Poi ancora l’argentino è fermato ingiustamente per fuorigioco e prima del duplice fischio di Webb missile di Maicon che sfiora l’incrocio.

SECONDO TEMPO

L’Inter di troppe riprese ha vanificato quanto di buono fatto nei primi tempi. Neppure a Lille il copione cambia ed è il centrocampo a calare verticalmente. Moussa Sow imperversa: inizia il duello a distanza con Julio che lo ferma in 3 occasioni nei primi 10 minuti.

Ad alleggerire la pressione ci pensa Zarate: prima fa ammattire Pedretti (quanti falli da dietro meritavano più severità?), poi si beve uno,due, tre avversari e mette in mezzo ma non trova alcun compagno.

Dietro c’è più di una incertezza: Chivu causa un contropiede e recupera disperatamente, Lucio mura Balmont in posizione favorevole.

Garcia capisce che siamo alle corde e inserisce Payet, osservato speciale da Branca nel recente passato. Ranieri risponde con un doppio cambio all’apparenza incomprensibile: dentro Obi e Stankovic, fuori l’ex laziale e Sneijder 8stanchi sì, non i più esausti) , 4411 provato alla vigilia con il nigeriano e il capitano sugli esterni per rispondere al 4231 del Lille.

E’ un assedio: al 65′ provvidenziale Julione su conclusione a giro del neo entrato, blitz Inter con Deki:gli  capita la palla dello 0 a 2 su assist di  Maicon, la spreca malamente. Ed allora tocca ancora affidarci all’Acchiappasogni: nuova uscita spericolata e puntuale sul centravanti bramato da Preziosi per il 2012, intercetta il colpo di testa di Debucky su cross del veloce Obraniak.

Ultime sostituzione per Garcia e Ranieri: Gueye per Balmont, Milito per Pazzini.

A  molti torna in mente Valencia, solo che questi francesi sono di una dimensione decisamente inferiore.

Il fischio finale libera ansie e timori, francamente eccessivi per l’Inter del passato, ma ora è tutta un’altra storia.

http://www.fabbricainter.com/2011/10/18/lille-inter-0-1-linter-di-champions-sa-vincere-e-soffrire/

VIDEOTIFOSI CHE si sfogano dopo INTER-napoli

THE ROCCHI HORROR PICTURE SHOW

INTER-NAPOLI 0-3
settore.myblog.it/archive/2011/10/02/inter-napoli-0-3.html

inter,napoli,serie a,rocchi,arbitri

Come noto, il mio settaggio sulle questioni arbitrali è da tempo posizionato su modalità zen, con soglia del dolore alta e soglia di fair play altissima, quasi sconsiderata. Mentre il popolo chiedeva la testa di Rocchi per la cacciata di Sneijder, io affermavo che era cosa saggia non applaudire un arbitro isterico. E mentre Cut The Wind ce ne combinava di ogni con la Samp, io applaudivo al suo fischio con ammonizione a Eto'o per simulazione in area, che continuo a considerare una prodezza nel suo genere (l'ambiente era una bolgia), una specie di gol in rovesciata se rapportata a un calciatore.

inter,napoli,serie a,rocchi,arbitriPer questo, da democristianone dell'arbitraggio, da ciellino della giacchetta variopinta, da gandhiano del regolamento applicato, mi sento di dire che la partita l'ha decisa - l'ha stravolta - Rocchi, con quella ridicola prima ammonizione a Obi e per il triplice errore nell'azione del rigore (rigore che non c'era, espulsione che non c'era, ribattuta sul rigore irregolare). La partita è finita lì, nel senso che il danno era fatto e, considerando l'espulsione e considerando che non giocavamo contro il Mezzocorona, era praticamente irreparabile. Dopo, dopo quella sequela di episodi uno più irregolare dell'altro, la partita l'ha vinta il Napoli, che ha giocato con giudizio e cinismo contro una squadra con un uomo in meno, cosa che a non tutti riesce. L'errore di Yuto nel secondo gol e quello generale del terzo gol hanno puramente un valore statistico: la partita era finita prima, punto. E tra l'altro era anche una buona partita, la nostra. Molto buona considerando le assenze e certe presenze.

Non sono preoccupato, infatti. E' uno 0-3 virtuale dal punto di vista della verità dei fatti. L'Inter è una buona squadra, e con Sneijder lo sarà ancora di più. E guardo con ottimismo al futuro, perché credo che su Alvarez sia calata la pietra tombale: un giocatore inadeguato, come Rocchi. Giochi chiunque in quella casella, avremo un uomo in più. A corricchiare per il campo e fare passaggi elementari, tutti all'indietro, sono buono anch'io, anche con la spina calcaneare e le maniglie dell'amore.

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