Inter migliore media-spettatori negli incontri casalinghi

Report n. 75/2011
Scritto da Redazione Osservatorio Calcio Italiano

Serie A Tim: in calo gli spettatori presenti allo stadio: è il peggior dato degli ultimi quattro anni.
Inter migliore media-spettatori negli incontri casalinghi.
Juventus +66.7% rispetto lo scorso campionato: per i bianconeri anche il maggior seguito negli incontri esterni.
Negli incontri di Serie A Tim finora disputati si è registrato un calo del 4.9% nelle presenze allo stadio rispetto la stagione precedente. La media di 23.675 spettatori, inoltre, risulta essere il peggior dato se rapportato agli ultimi quattro campionati disputati: 24.901 nella stagione 2010/11, 25.570 nella stagione 2009/10 (-7.4%), 25.779 nella stagione 2008/09 ( -8.1%).
Al termine della 16esima giornata il match più seguito è stato Inter-Juventus che ha fatto registrare 78.072 spettatori presenti. Seguono gli incontri Napoli-Juventus (57.402 presenze) e Lazio-Juventus (57.148 presenze). I nerazzurri, inoltre, detengono la migliore media spettatori negli incontri casalinghi: con 50.729 presenze precedono Napoli (media di 43.660 spettatori al San Paolo) e Milan (41.606 spettatori).
La Juventus è la squadra che richiama il maggior numero di spettatori negli incontri disputati lontano dallo stadio Olimpico: contro i bianconeri a Catania, Verona (vs Chievo), Milano (vs Inter), Roma (vs Lazio e Roma), Napoli, Siena e Udine si è registrato il migliore dato stagionale per presenze casalinghe.
Lo rileva il Report n. 75/2011 elaborato dall’Osservatorio Calcio Italiano (www.osservatoriocalcioitaliano.it) website monitoring delle manifestazioni calcistiche in Italia.
Rispetto la stagione precedente l’Olimpico sponda romanista conferma la quarta posizione per media spettatori (38.875) con un incremento del 14.4%. Considerevole balzo in avanti per la Juventus: nel campionato in corso i bianconeri hanno fatto registrare in media 36.630 spettatori con un incremento del 66.7% rispetto al 2010/11. Dato negativo invece per il Palermo: al Barbera negli incontri finora disputati si è registrata una media di 19.495 presenze, in calo del -21.4% rispetto lo scorso campionato.
I dati completi sono disponibili su http://www.stadiapostcards.com/

 

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Osservatorio Calcio Italiano
Informazione, Ricerche, Approfondimenti e Studi riguardanti il panorama calcistico italiano.
Web: http://www.osservatoriocalcioitaliano.it

INTER-LECCE 4-1

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Alla fine di queste 16 partite prenatalizie, la classifica si è fatta meno astrusa. Migliore. Bella. Non bellissima, certo. Abbiamo 8 punti di distacco da una squadra che ha vinto 10 partite su 16 e ha il miglior attacco (35 gol, noi 22), e da un'altra che non ne ha ancora persa una (noi 6, sei, six). E ne abbiamo 6 di distacco da un'altra ancora, che è abbonata a essere la sorpresa del campionato e a fare il miglior gioco del campionato eccetera eccetera e che prima o poi (così è sempre successo) si ridimensionerà un po', e comunque va in vacanza con la miglior difesa (9 gol subiti in sedici partite, noi 19) (no, per dire). Ce ne restano ancora 4, infine, da una squadra bella e inaffidabile, alla quale ne abbiamo rosicchiati 4 in due giornate. E comunque ci rimane davanti ampiamente e giustamente, perchè ha segnato più di noi, ha subito meno di noi e perso molto meno di noi.

Tutto questo per dire che, a parte l'onanismo del momento (6 vittorie nelle ultime sette, comunque sia, è un bell'andare, bellissimo), la classifica è veritiera, e i due mesi buttati nel cesso grazie all'azione combinata Branca-Moratti-Paolillo-Gasperini pesano ancora tantissimo, e peseranno fino alla fine. Siamo quinti perché da due di quelle che ci precedono le abbiamo prese (e in casa, dannazione) e le altre due non le abbiamo ancora affrontate. Siamo quinti perchè è già stato un mezzo miracolo riagguantare la testa della classifica prima di Natale, e non meritiamo nulla di più. Siamo quinti, però, e festeggiamo pure: perché questa è una dimensione più solida e rassicurante di quella in cui ci dibattevamo negli ultimi mesi, e da qui, finalmente, possiamo ripartire.

Ricapitolando, tutto quello che è successo finora in positivo e in negativo si compensa abbastanza. Paghiamo, oltre al gasperinismo branchiano, un inizio sfortunato e di rigori contro. Ma l'abbiamo pareggiato alla fine, con un paio di partite fortunate e con un calendario che ci ha favoriti: intendo dire, Genoa e Lecce è stato meglio affrontarle ora che non nella data originaria del calendario. Abbiamo avuto una pletora di infortuni, ma non ce li abbiamo avuti solo noi. Abbiamo avuto uno stato di forma pietoso per almeno un paio di mesi, e questo non è colpa degli arbitri.

Resta, per conto mio, un'unica grossa nube sul nostro campionato: lo scippo di Inter-Napoli. Ranieri era appena arrivato, con lui avevamo vinto subito in campionato e in Champions, e quella poteva essere una partita-chiave per le motivazioni e per scacciare le paure. Fu invece un ritorno nell'incubo. Non a caso, nelle restanti 4 partite disputate a ottobre abbiamo fatto 4 punti. E' stato un periodo anche peggiore rispetto a quello gotico-gaspersoniano, perché pensavamo di avere risolto i nostri problemi e invece no. Quella partita - quel modo di perdere, non a causa nostra - ci è costato moltissimo. Non siamo ripartiti. Anzi, abbiamo arretrato mentalmente. Ci siamo trovati quartultimi a metà novembre, con quella classifica che (causa rinvio di Genoa-Inter e pausa per la Nazionale) è rimasta fissa per tre settimane, e noi lì increduli a guardarla, non senza brividi.

Il resto - perché siamo quinti e non quarti, terzi, secondi o primi - dipende tutto da fatti oggettivi. Oggi, 21 dicembre, per la prima volta la nostra differenza reti è passata in positivo. No, non so se mi spiego. Dei confronti diretti ho già detto: per ora li abbiamo cannati tutti. A parte le bollicine di oggi, non abbiamo avuto praticamente niente dal nostro attacco, e una squadra che nel 2010 ha avuto Milito e nel 2011 ha avuto Eto'o (due tipetti da oltre 30 gol stagionali) non può andare da nessuna parte con questa carestia. Giochiamo quasi sempre male: non è minimamente un problema se ne ne vincono 6 su 7, ma bisogna dirlo. E non è un caso che quella partita non vinta nelle ultime sette l'abbiamo persa con l'Udinese, senza mai dare l'impressione di poterla vincere anche facendo cagare (cosa che si può fare a Siena o a Cesena, che non sono l'Udinese).

Vedremo, adesso, se arriva qualcuno. E chi, ovviamente. La storia di queste ultime sette partite ci ha detto una cosa sorprendente ma sostanziale: per quanto ancora acerbe e fallaci, le forze fresche messe dentro a puntellare la squadra hanno fatto la differenza. No cariatidi, no riciclati, no perditempo: se ci sono, prendiamo un paio di giovani minimamente di prospettiva e andiamo avanti così. Se questa Inter un po' così ha rimontato 3/4 punti al quartetto di testa e in 40 giorni ne ha messi in mezzo 14 tra sè e la zona retrocessione (siamo stati a +1, lo ricordo), vuol dire che in questo campionato c'è spazio per tutti, noi compresi. O noi per primi.

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L’etica che non si prescrive e il caso Padovano

L’etica che non si prescrive e il caso Padovano – Fabbrica Inter

L’etica Che Non Si Prescrive E Il Caso Padovano

Molti hanno parlato della condanna a otto anni e otto mesi per spaccio di droga a Michele Padovano, pochi delle accuse apparse sul profilo Facebook di Alfredo Iuliano, padre di Mark. Il difensore juventino, famoso per il fallo a Ronaldo quel 26 aprile 1998, sarebbe una delle “vittime” dell’ex attaccante torinese di Juve (Napoli, Cosenza, e altre) insieme a Vialli e Bachini, questi i nomi che ha fatto Iuliano senior nella sua bacheca Facebook ieri, in un post poi rimosso.

Secondo il padre dell’ex juventino, Padovano avrebbe spacciato a buona parte della squadra, e la notizia-bomba che arriva alla vigilia del cosiddetto tavolo della pace” meriterebbe più approfondimento. Innanzitutto perché al tavolo parteciperà il “giovin signore” il quale, dopo la relazione di Palazzi, ebbe a dire che l’etica non si prescrive. E gli eventi di questi giorni fanno proprio al caso suo: la cocaina è un brutto vizio ma, se a prenderla sono gli sportivi, è anche doping. Michele Padovano giocò nella Juventus al 1995 al 1997, anni che già sono stati definitivamente macchiati dalla sentenza di Cassazione che rimandava all’appello, chiudendo la partita del processo penale a Giraudo e Agricola con una prescrizione che aveva il sapore di condanna. Anni di scudetti, Champions e intercontinentale, trofei che – proprio per la prescrizione – non saranno mai toccati nonostante l’accertato uso off-label di farmaci.

Alfredo Iuliano ha attaccato pesantemente Padovano non solo per gli anni juventini ma anche per quelli al Cosenza, insinuando un suo coinvolgimento nella morte di Donato Bergamini. Temi scottanti che forse faranno parlare anche di più della droga, ma preferiamo soffermarci sulla cocaina e sul doping. E su un fatto che nel 1998 fece molto scalpore, ma che oggi è quasi dimenticato. Ci riferiamo alla chiusura del Laboratorio Antidoping dell’Acqua Acetosa a Roma, che fu disposta dal CIO per delle irregolarità nell’analisi delle provette. Lo scandalo provocò le dimissioni dal Presidente del CONI Pescante, il laboratorio venne riaperto solo nell’ottobre del 1999, nel frattempo le provette venivano mandate all’estero per essere analizzate. La persona che nel mondo del calcio più si è speso contro il doping è l’attuale allenatore del Pescara, Zdenek Zeman. Le sue accuse gli costarono delle querele tra cui quella proprio di un personaggio citato dal padre di Iuliano, Gianluca Vialli, anche se allora si parlava più di crescita muscolare che di coca.

Senza contare le battaglie dialettiche del boemo con Marcello Lippi, allora allenatore della Juventus il quale, proprio nel 1998 (anno in cui Padovano aveva appena lasciato i bianconeri),per difendersi dalle accuse di Epo e abuso farmaci ebbe a dire: “Continuo a sostenere che il doping nel calcio non esiste. È possibile che qualche giocatore, ma solo per vizio personale, possa aver assunto della cocaina. Ma dire che migliora le prestazioni è una sciocchezza: si tratta di pochissimi casi, che nulla hanno a che vedere con il doping”. Come se fosse la cosa più normale del mondo. Alla luce dei fatti odierni aveva ragione, per lo meno sull’uso della cocaina, non sul fatto che non altera le prestazioni: nel breve periodo ha azione eccitante e antidepressiva, aumenta l’attenzione, ritarda la fatica, riduce il bisogno di sonno, accresce l’aggressività. All’epoca nessuno fece seguito alle parole di Lippi (se proprio non si voleva credere a Zeman) con un’inchiesta, nel senso che Guariniello andò avanti ma la giustizia sportiva si arenò. Positività per cocaina nel periodo? Nessuna. Prima ci furono Maradona, Caniggia, subito dopo Pagotto, poi Flachi, Carrozzieri, ma tra il 1994 e il 1998, zero.

Gli stessi Bachini e Iuliano risultarono positivi all’antidoping per metaboliti della cocaina. Jonathan Bachini due volte, nel 2004 e nel 2006, una recidiva che gli costò la radiazione, Mark Iuliano nel 2008, con squalifica di due anni che chiuse la sua carriera professionista a Ravenna. È un problema serio e ha ragione Iuliano padre quando dice che non bisogna farne una questione di tifo, ma allo stesso tempo come al solito ci sono figli e figliastri, se della Fiorentina anni ’70 si parla così tanto anche oggi (dopo la recente morte di Giorgio Mariani avvenuta 4 giorni fa), se si creano polemiche per un libro di Ferruccio Mazzola e si parla poco di quel quadriennio juventino. Senza contare che oggi Iuliano sr. su Facebook si prende la responsabilità di sostenere che le malattie oculari di Davids e Gattuso e l’anomalia cardiaca di Cassano sono dovute a doping (EPO). Tutti si sono sentiti in dovere di chiedere a Massimo Moratti di farsi processare per niente, nessuno (tranne noi tifosi interisti) ha chiesto ad Andrea Agnelli di rinunciare alla prescrizione per quel quadriennio. Magari domani se ne parlerà al “tavolo della pace”, ma permetteteci di dubitarne.

Gabriele Porri

http://www.fabbricainter.com/2011/12/13/letica-che-non-si-prescrive-e-il-caso-padovano/

GENOA-INTER 0-1 Il punto di Sasà

il punto di vista di un tifoso

PERDERE L'ARDORE

INTER-UDINESE 0-1

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Se un marziano fosse ammarato con la sua astronave nel rio Grabellones e fosse entrato a El Bocho a chiedere una dritta per il centro e si fosse fermato a vedere l'Inter, avrebbe avuto in 90 minuti l'esatto quadro di come siamo ridotti. A differenza del solito marziano che atterra blablabla e non capisce un cazzo, no, da Inter-Udinese avrebbe avuto tutte le info per tornare su Marte e relazionare con precisione su di noi.

Avrebbe visto cose illuminanti sull'Inter. Perché c'è molta Inter (forse tutta l'Inter) nel Pazzo che scivola battendo il rigore (cose di cui ci si vergogna per una carriera intera, e che gli rinfacceranno in milioni di cene), c'è molta Inter nel Chivu fuori posizione di quei 20-30 metri nell'azione del gol e nella sua tutt'altro che disperata rincorsa, c'è molta Inter in Zanetti costretto alla doppia ammonizione ed espulso dopo settemila partite, c'è molta Inter in tutto questo sbattersi e tener palla e controllare e manovrare e poi prenderlo in culo, anche perché c'è molta Inter in quello zero dei gol segnati, perché è giusto così, non avremmo segnato in altri novanta minuti, e in novanta altri ancora con queste punte in condizioni psicofisiche scandalose. E se il marziano fosse stato un minimo addentro alle cose del calcio avrebbe probabilmente chiesto agli avventori se questo resistere e imbrigliare a lungo l'Udinese fosse il sintomo di una condizione che faticosamente cresce o sia il sintomo, al contrario, di una mentalità ormai transitata alla modalità "provinciale di lusso".

Certo, al marziano avrei fatto presente che con un po' di giocatori in infermeria, e altri da mandare all'ospizio, non si può cavare il sangue dalle rape. Ma che partita illuminante, santiddio, per il marziano e per noi. Oggi ha fatto un gran casino anche il Normalizzatore. Altro che tabella scudetto, qui è ancora il caso - in attesa di tempi migliori - di mettere il fieno in cascina e guardarsi le terga.

La cruda verità è che oggi siamo una squadretta: di attaccanti che non segnano, di centrocampisti che non corrono, di difensori che sbandano, e complessivamente di giocatori laceri e contusi e, diciamolo, anche un po' demotivati, o impauriti, o tutt'e due. E - quanto mi costa dirlo - c'è una scarsezza latente che ci limita. La cruda verità è che abbiamo affrontato sei delle attuali prime otto squadre della classifica e abbiamo fatto un (1) punto. Questi siamo, almeno per ora, e non dimentichiamocelo quando iniziamo filotti battendo squadracce e alla prima asperità li interrompiamo senza capire il perché.

http://settore.myblog.it/archive/2011/12/04/inter-udinese-0-1.html

La sconfitta più bella della Galassia …..

 

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Oggi non vi proponiamo un post, ma un quiz. Sì, proprio così: un quiz. Avete presente, no? Uno di quelli con tante domande a risposta multipla, nel quale si deve dire -tipicamente- se la risposta corretta è “la a, la b o la c”. Ecco, quello: un quiz. Un quiz su Milan-Barcellona, per la precisione. Trovate le soluzioni in fondo.

Rimettiamo Pirlo al posto di Van Bommel e vediamo come va a finire“. Questa frase l’ha detta:
a) uno sfegatato tifoso del Milan
b) il vicedirettore della Gazzetta dello Sport
c) Flavia Vento

Se il Milan avesse avuto Messi al posto di Robinho avrebbe vinto“. Questa frase l’ha detta:
a) uno degli ultras della curva rossonera
b) l’editorialista sportivo di punta del Corriere della Sera
c) Paris Hilton

Al Barça manca Iniesta, però al Milan manca Gattuso“. Questa frase l’ha detta:
a) un tifoso milanista poco competente
b) un telecronista RAI
c) Francesca Cipriani

Dopo questa partita, il Milan ha capito che può battere chiunque“. Questa frase l’ha detta:
a) un abbonato decennale alle partite casalinghe del Milan
b) un telecronista di Sky
c) Britney Spears

Il Milan si conferma la squadra italiana più forte a questi livelli“. Questa frase l’ha detta:
a) un tifoso milanista che non ha visto la partita
b) un giornalista di Sport Mediaset
c) Cristina Del Basso

Loro hanno perso con noi la semifinale di due anni fa a San Siro, da quel momento in poi ci sono state 21 partite di Champions senza sconfitte. Qualcosa vorrà pur dire“. Questa frase l’ha detta:
a) Massimo Moratti
b) Adriano Galliani
c) Andreagnelli

La risposta esatta, per tutte le domande, è la B. E ci tengo a precisare che è un fatto del tutto casuale che nulla ha a che vedere con certi trascorsi calcistici del Milan.
Umberto Zapelloni, Mario Sconcerti, Gianni Cerqueti, Massimo Marianella, Andrea Saronni. E, naturalmente, Adriano Galliani subito dopo la sconfitta subita dall’Inter per mano del Manchester United nella Champions League 2008/09.

Ora…a noi va bene tutto, per carità. Fino a quando si ride, si scherza e si fa cabaret possiamo dire quello che ci pare. Anche paragonare Gattuso ad Iniesta, o mettersi a fare fantamercato come nel più classico dei bar sport (a proposito Zapelloni: con Pirlo al posto di Van Bommel ne avrebbero presi 6 anzichè 3). Però, ecco, insomma…non è che dite sul serio?

E’ imbarazzante scrivere queste righe, questa “seconda parte” del post. Voglio dire…qui bene o male siamo abituati a leggere Bauscia Cafè, Fabbrica Inter,Interistiorg: la firma è già nel nome, chi legge sa già cosa aspettarsi. C’è un’onestà di fondo, insomma. Non ci chiamiamo mica Sport Cafè, Fabbrica Sport oSportiviorg. Siamo interisti e ce ne vantiamo, e non abbiamo bisogno di nasconderlo per mendicare una credibilità che preferiamo conquistarci sul campo. Ecco: che ne direste di cambiare i vostri nomi in -suggerisco, eh- “La Gazzetta del Milanista” o “Il Milanista quotidiano” o “RAM – Radio Televisione Milanista” o “Sport Medias…” ah, no, quello va bene già così. Oh, cambiate “milanista” con quello che vi pare, eh. Ma lo sport è un’altra cosa. Il giornalismo -soprattutto- è un’altra cosa.

Andiamo, su: vi sembra serio tutto questo? Vi sembra corretto, giusto, rispettoso della vostra professionalità descrivere la partita di mercoledì sera nel vergognoso modo in cui ce l’avete proposta? “Se ci fosse stato Pirlo al posto di Van Bommel“? Zapelloni, ma sei serio? Ma cosa vuol dire? Pensa allora se ci fosse stato Messi al posto di Robinho…ah, no, ci ha già pensato Sconcerti! “Il Milan può battere chiunque“. Indubbiamente: in 90 minuti a calcio qualsiasi squadra può batterne un’altra. Ma lo abbiamo visto solo noi il Barcellona schierato con un improbabilissimo 334 con UN difesore di ruolo e senza Dani Alves, Piquè e Iniesta passeggiare a San Siro? Lo abbiamo visto solo noi il Barcellona giochicchiare, accelerando a piacimento solo nel momento in cui aveva la necessità di passare in vantaggio? E le occasioni clamorose gettate al vento? E Abbiati migliore in campo? E gli ZERO tiri in porta del Milan nell’ultima mezz’ora? “La squadra italiana più forte a questi livelli“? Quella che ha vinto sei -no, dico: SEI- delle ultime VENTUNO partite giocate in Champions? La squadra italiana più forte a questi livelli non riesce a vincere neanche una partita ogni tre? Però…

Dispiace inserire anche Andrea Saronni in tutto questo, in un contesto che assolutamente non gli appartiene, ma è proprio la sua presenza che ha fatto scattare il campanello d’allarme, che ha fatto scattare la domanda delle domande: perchè? Perchè questa distorsione della realtà, perchè questa necessità di gonfiare oltre ogni misura -e oltre ogni decenza- una partita che poteva essere tranquillamente archiviata come una inevitabile sconfitta? Gli avversari sono più forti, s’è perso, si volta pagina. Punto. E invece no: devono per forza parlarci di un Milan fantascientifico, di una partita strepitosa, bellissima, decisa dai singoli o addirittura dagli episodi, in cui il Barcellona quasi quasi ha rubacchiato. Di un Milan che “ha ridotto il gap col Barcellona” che “è ormai ad un passo dai Campioni d’Europa”. Ma perchè?

Poi per fortuna ci sono anche le voci fuori dal coro, c’è uno Zazzaroni che dichiara “io ho visto un’altra partita” e un Bocca che scrive della superiorità del Barcellona e che ci fanno sentire meno soli, meno pazzi. Ci tolgono, insomma, il dubbio di essere noi quelli prevenuti. E rendono ancora più pesante la domanda di fondo: perchè? Non può essere solo una questione di tifo, che gente come Sconcerti non ha mai nascosto. Non può essere solo una questione di stipendio (tiriamo in ballo di nuovo Andrea Saronni, che in altri campi non è che sia sempre stato troppo accondiscendente con il presidente del Milan)…cos’è allora?

Pura incompetenza calcistica? Chi lo sa: d’altra parte i peana alzati a Messi e il silenzio assordante sulla maestosa prestazione di Xavi rafforzerebbero non poco questa ipotesi.

 

http://www.bausciacafe.com/2011/11/25/la-sconfitta-piu-bella-della-galassia/

Eccola qua la juve …

 

Se nel giro di un quarto d'ora si arrende Berlusconi e condannano Moggi, l'euforia - come dire? - rischia di prendere il totale sopravvento. La visione in streaming della giudicessa napoletana che ha letto venti minuti di sentenza con una cadenza alla "Natale in casa Cupiello" mi ha provocato una gioia interiore di quarto grado. Nel goderci questa tiepida serata con il 99 per cento di umidità ricordiamoci anche che questa è una sentenza di primo grado di un processo un po' così, un po' fuzzy, e che tra un annetto o due potremmo dover parlare di altro, tipo di quanto siamo pittoreschi bla bla bla. Del resto Amanda Knox nel giro di un tot di mesi è passata dalla modalità "troia americana drogata assassina" a "brava ragazza un po' sfortunata scusaci ti prego", e quindi occhei, brindiamo, anzi no, sbronziamoci, ma teniamo conto che forse un giorno (punto). Era importante che una sentenza di un certo tipo uscisse dal processo di Napoli, e che fosse stabilita l'esistenza di una associazione per delinquere. Ora le chiacchiere stanno a zero.

Stanno a zero tutte, ma non quelle della Juve. Mentre ancora le agenzie cercavano di mettere ordine alla sentenza-mitraglia di Pupella Maggio, la Juve pubblicava sul suo sito un comunicato già pronto d achissà quanto, sottoscritto da cda e avvocati e in attesa di un semplice clic. Penso ne esistessero due diverse versioni, a seconda del tipo di sentenza. Le due versioni probabilmente differivano per le prime e per le ultime righe, ma quelle centrali saranno state uguali. Assolvono tutti: la Juventus "dimostra la propria estraneità". Condannano tutti: la Juventus "dimostra la propria estraneità".

Eccola qua, la Juve.

E' la Juve che in campionato vince e si lamenta degli arbitri. E' la Juve che dopa i giocatori e scarica il medico. E' la Juve che manovra gli arbitri e disconosce direttore generale e amministratore delegato. E' la Juve.

Giraudo patteggia, Moggi (già condannato per violenza privata nel caso Gea) si becca 5 anni e 4 mesi, ma la Juve è "estranea". Come se l'attività per la quale Giraudo ha patteggiato (non è un'ammissione di colpa, va bene, ma un po' sì) e per la quale Moggi si è beccato una tranvata non riguardassero la Juventus. "Estranea". Minchia, che facce di bronzo. Va bene, in secondo grado - me lo vedo già - smusseranno, preciseranno, faranno di tutto per far cadere la cosa dell'associazione per delinquere, mi ci giocherei una birra media. Ma adesso c'è una sentenza che dice una cosa, una cosa ben precisa, e non puoi dire che sei estranea, cara (?) la mia Juve. Solo questo: lo so già che non ti arrenderai mai, Gobbona mia, se non altro per una questione di principio, una questione che validerai in eterno. Lo so. Ma so anche se si può stare zitti. Vabbe', si potrebbe.

L'arroganza di quel clic, di quel comunicato pubblicato mentre ancora Angela Luce stava sciorinando nomi e cifre, è insopportabile.

E' una notte di festa, ma anche amara. Torna in mente tutta la merda che ti hanno fatto mangiare, tornano in mente tutti i replay di Ronaldo abbattuto a Torino e a Verona, il 5 maggio, le ladrate, le umiliazioni, i cori, i risolini, le barzellette. Tutto questo non è agli atti di Napoli, ma nei nostri ricordi sì.

E allora, amico juventino, quel clic mi va vomitare. Il mouse mettilo nel culo.

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articolo di
settore.myblog.it/

Ci fanno o ci sono ?

Fonte: www.juventus.com
La
sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati di Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell’articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all’esito di un dibattimento approfondito e all’analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l'unica società gravemente colpita e l'unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni. Juventus proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento.

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La somma degli anni e dei mesi di condanna degli imputati fa esattamente 29.
Aveva ragione andrea agnelli: sono sempre ventinove

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‎"Condannato a 5 anni e 4 mesi Luciano Moggi (che ha avuto anche il Daspo e l'interdizione per i pubblici uffici) per "promozione della associazione a delinquere", insieme all'ex designatore Paolo Bergamo (3 anni e 8 mesi) e Innocenzo Mazzini (2 anni e 2 mesi). A Pairetto 1 anno e 11 mesi (senza la "promozione" dell'associazione). Condanne per "frode sportiva" anche per Andrea Della Valle e Lotito, entrambi a 1 anno e tre mesi. Meani 1 anno."

tuttosport-giustizia

 

CI SONO !

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Inter e Airc: anche noi in gol per la ricerca

Javier Zanetti è testimonial dell'A.I.R.C. da anni e tutto il mondo del calcio si schiera a favore della ricerca per trovare sempre più forme di curabilità nel weekend dell'undicesima giornata di campionato. Ormai è tradizione per Lega Serie A, TIM, F.I.G.C. e A.I.A. legarsi all'iniziativa "Un gol per la ricerca".

Il numero utile da memorizzare è il 45504, basta mandare un sms per dedicare due euro all'A.I.R.C., oppure chiamare da telefono fisso sempre il 45504 per donarne 5 o 10.

Su Facebook, nella pagina dell'A.I.R.C., invece, si può vincere i palloni autografati da Zanetti, che insieme a Del Piero e Pato sostiene la campagna, partecipando al gioco 'Championsville'.

Sostenere la ricerca quest'anno è divertente, ma come sempre è soprattutto utile. Per noi e per il nostro futuro.
http://www.facebook.com/AIRC.associazione.ricerca.cancro

é crisi INTER


Ebbene si, stavolta è vero. Dopo anni in cui tv e giornali l’hanno invocata a gran voce, per la loro felicità (e non solo), la crisi pare essere arrivata sul serio. D’altra parte è un po’ come vantarsi di aver previsto la pioggia dopo averne puntualmente annunciato l’arrivo ogni mattina. Giocoforza, prima o poi, si avrà ragione. La partenza stentata e una posizione di classifica inusuale stanno alimentando il pessimismo anche tra le fila dei tifosi interisti. Quali sono le cause che hanno portato a questa situazione? A mio modo di vedere ci sono una serie di fattori che hanno negativamente influito sull’inizio di stagione.


La scelta dell’allenatore – Col senno di poi, l’ingaggio di Gasperini è stato un errore colossale. Il tecnico di Grugliasco, per svariati motivi, non è riuscito a dare un’identità alla squadra e, al di la dei moduli e del sistema di gioco, è stato incapace di risolvere anche i più piccoli problemi di ordinaria gestione. Per lui resta l’attenuante di non aver ottenuto quanto richiesto in sede di mercato, scusante abbastanza debole però per giustificare cinque sconfitte e un pareggio nelle sei partite ufficiali nelle quali ha guidato l’Inter. Con l’arrivo di Ranieri, che non ha la bacchetta magica, le cose sono un po’ migliorate, ma di fatto si sono buttati via i tre mesi di preparazione estiva che dovevano servire a ridisegnare la squadra.
Il mercato – L’errore più grave è stato quello di non intervenire nel reparto che più aveva bisogno: il centrocampo. Servivano almeno un paio di innesti per ridare linfa in questo settore nevralgico, cosa che invece non è stata fatta. Nonostante senta criticare ferocemente, a mio parere e visti i presupposti a livello economico, le operazioni di mercato concluse sono state invece soddisfacenti. La partenza di Eto’o si è resa necessaria per volontà del giocatore che, parole sue, riteneva di non aver più molto da dare alla causa nerazzurra. La partita di supercoppa di Pechino è stata abbastanza emblematica in questo. Si è cercato quindi di ricavare il massimo dalla cessione, evitando di ritrovarsi in casa un giocatore svogliato e svalutato un anno dopo, come successo con Milito nel post-triplete. Idem per la cessione di Santon, ceduto in Inghilterra per una cifra abbastanza importante. Di contro, le operazioni in entrata di Zarate, Forlan, Nagatomo (riscattato dal prestito), sono servite a rimpolpare l’organico, spendendo cifre tutt’altro che folli. C’è poi la pattuglia dei giovani: Castaignos, Alvarez, Jonhatan, Poli. Per svariati motivi non credo si possa dare adesso un giudizio definitivo su nessuno. Bisognerà aspettare prima di sentenziare, nonostante qualcuno di questi elementi sia stato già bollato come scarso.
Infortuni – Le assenza causa infortunio sono state determinanti. Troppe per non incidere sulle prestazioni della squadra. Una rosa al completo avrebbe consentito di far rifiatare i più bisognosi e di avere a disposizione più soluzioni tattiche. Le assenze hanno invece obbligato a mettere in campo più o meno sempre gli stessi giocatori, determinando stanchezza ed aumentando il rischio infortuni per i più fragili. Insomma, il classico cane che si morde la coda. Il risultato è stato, come diceva il buon Sgrigna nel post precedente, di avere attualmente una squadra che può reggere per 45’ – 60’ massimo. Un lusso che non ci possiamo permettere.
Sfortuna ed arbitri – Anche questi due fattori hanno inciso. Un pizzico di buona sorte in più e qualche errore arbitrale in meno avrebbero sicuramente migliorato l’attuale classifica. Certi problemi non sarebbero scomparsi, ma quantomeno la pressione a livello mentale sarebbe stata minore, permettendoci di gestire la situazione più serenamente. Con le dovute proporzioni, il paragone tra campionato e Champions ne è la riprova. Stesse difficoltà, stessi giocatori, ma due posizioni di classifica diametralmente opposte.


La società – Gli errori già citati in precedenza relativamente a mercato e scelta dell’allenatore sono tutti a carico della dirigenza. Starà a loro mettere una pezza, tappando le falle nel mercato di gennaio, come peraltro già successo l’anno precedente, e perché no cominciando anche a gettare le basi per la prossima stagione.

Mescolate gli ingrdienti e la pietanza è servita. La speranza è quella di ritornare al più presto a gustare piatti più prelibati.

articolo tratto da www.bausciacafe.com/

INTER - juve

 

QUESTI SIAMO …

 

interjuve.jpg

Speravo ovviamente che la partita con la Juve finisse in un altro modo e, finendo in un altro modo, servisse a qualcos'altro, e cioè a darci una mossa, quella decisiva. E' stata invece una specie di partita-riassunto di quello che è stata l'Inter finora, una partita highlights del meglio e del peggio dell'Inter stagione 2011-2012.

Nel primo tempo si è visto il potenziale della squadra, tuttora sostanzialmente in grado di giocarsela con chiunque, e in alcuni momenti davvero alla grande. Poi si è visto quanto la sfiga - il meraviglioso colpo di testa di Pazzini -, al netto dei nostri casini, finora abbia avuto un ruolo piuttosto determinante. Ma il primo tempo ci ha anche ricordato che in difesa facciamo cagare, abbiamo continue amnesie, singole o di reparto o di zona (con la Juve la sinistra, da Zarate a Obi fino a Nagatomo e Chivu, era una fascia - diciamo così - invitante), e in questo modo non andremo da nessuna parte. Ti si infortunano il portiere e due centrali? Vedi sopra, alla voce sfiga (ma Castellazzi ha fatto fin troppo). Il secondo tempo, poi, ci ha dato l'ennesima dimostrazione che l'Inter attuale non ha i 90 minuti, ma nemmeno gli 80, i 70 o i 60. E' una squadra che non solo corre meno degli altri, ma finisce la benzina regolarmente, e un primo tempo dispendioso ci condanna a un secondo tempo di ordinaria amministrazione. Questa è la situazione più malinconica. Sembriamo una provinciale, di quelle che con certe Inter (soprattutto quelle mourignane) ci aggredivano all'arma bianca finchè ne avevano, poi puff!, sparivano e noi finivamo le partite maramaldeggiando. Con l'aggravante di non essere una provinciale e di sentirsi altro, com'è giusto che sia: e così ne esce sempre la sensazione che si attenda la manna dal cielo e che i coglioni - peraltro non è il caso di ieri sera - non si sguainino mai.

"Questi siamo", continuiamo a dirci simulando una serena rassegnazione e sperando - come speravamo con la Juve, per esempio - che prima o poi un principe azzurro limoni con noi e l'incantesimo svanisca. La cruda realtà è che se n'è andato il primo quarto di campionato e, accidenti, questi siamo. Voglio dire: quando i numeri crescono la statistica trova un suo fondamento, e la statistica oggi comincia a farsi molto inquietante. Questi siamo. Lo sa anche Ranieri, che per cambiare qualcosa in attacco mette un bambino e non Milito, di cui deve avere una fiducia pari a zero; che per difendere meglio una fascia mette un bambino e non toglie quelli dietro, perché non ne ha altri da mettere; che per cambiare qualcosa a centrocampo mette quello di 33 anni e toglie quello di 20, perché ci sono due argentini inamovibili (in tutti i sensi).

E speriamo lo sappia anche la società: spremi la fantasmagorica campagna acquisti (Forlan, Zarate, Alvarez, Jonathan, Castaignos, Poli) e non ne esce una goccia. Non è una bella situazione.

 

settore.myblog.it/

juve, nuovo stadio a rischio crollo: indagine in corso …

 

"Pericolo di crollo colposo"

È questa la principale ipotesi di reato, per ora solo teorica, formulata dalla Procura di Torino nell'inchiesta, sfociata oggi in alcune perquisizioni, sul nuovo stadio del club bianconero, parte lesa. Gli indagati sono tre. Il procedimento riguarda la fornitura di acciaio non conforme alle norme. Dove si giocherà sabato juve-Genoa? … http://www.gazzetta.it/Calcio/Squadre/Juventus/20-10-2011/stadio-juve-ipotesi-reato-803373039082.shtml

6tneA questo punto è tutto da vedere se lasceranno che la juve continui a giocare le partite in casa in uno stadio non sicuro, chissà chi si prenderà la responsabilità di un possibile “RISCHIO CROLLO”.
L’INTER giocherà contro la juve il 29 ottobre ma a Milano. Almeno saremo sicuri di giocare in uno stadio all’altezza della situazione e naturalmente si prevede il tutto esaurito, per una partita che varrà molto di più di quella degli ultimi anni, in cui la nostra superiorità era evidente e ci potevamo anche permettere di non riuscire a vincere la partita. Oggi è molto diverso, siamo tenuti a dimostrare di essere all’altezza della situazione. In mezzo ci sono altre due pertite contro Chievo e Atalanta poi sarà INTER – Juventus ,a farci capire come stanno le cose.

Se vuoi assistere alla partita  puoi trovare i biglietti su ticketBis

Opinione VIDEOTIFOSO

L’Inter Di Champions


Lille-Inter 0-1 : L’Inter Di Champions Sa Vincere E Soffrire

I limiti di gioco e di tenuta atletica non sono scomparsi, ma aver espugnato il campo del Lille che aveva perso 1 sola volta in 10 mesi in casa e aver agganciato il primo posto in classifica, con un piede e mezzo agli ottavi, supera qualsivoglia discorso tecnico e tattico.

Sotto gli occhi dell’ex Vieira, Ranieri se la gioca con l’artiglieria pesante Sneijder-Pazzini-Zarate e per un tempo è ricompensato dalla velocità dei 3 che permettono alla difesa di alleggerire la pressione e non soffrire Hazard e compagni.

Motta e Chivu guidano i rispettivi reparti, Julio Cesar chiude ogni varco  e stavolta, nonostante il drammatico calo della ripresa, arrivano i 3 punti. Ossigeno puro per morale e classifica, per una volta dovrà essere l’Europa a farci trovare il giusto abbrivio per la serie A.

PRIMO TEMPO.

Il dubbio su chi giostra da pivot davanti alla difesa è presto fugato: come con Leonardo è Thiago Motta a comandare le operazioni, mentre Cambiasso (attentissimo a raddoppiare su Hazard) e Zanetti sono gli interni. In difesa comanda Chivu, Lucio prende spesso il tempo ora a Cole ora a Sow e Maicon sale più di Nagatomo, costretto sulla difensiva dal duo Balmont-Debuchy. La novità più interessante è la posizione di Zarate: l’argentino in fase di non possesso è sulla stessa linea di Sneijder, mentre lo stesso Pazzini partecipa più attivamente in copertura (prezioso nei calci piazzati dove svetta su compagni e avversari).

Il Lille non è arrembante e sbilanciato come Rudi Garcia aveva annunciato: Sow è lasciato spesso isolato là davanti, Cole e Hazard sulla trequarti provano a innescarlo ma spesso sbagliano l’ultimo passaggio. I francesi spingono di più, senza però perdere equilibrio, probabilmente per non subire il contropiede del nuovo tridente dei campioni del mondo.

Primi 15 minuti di studio, Inter cortissima, forse troppo schiacciata in difesa, Julio però è inoperoso. Le prime occasioni sono per Pazzini, anticipato dal marcatore al momento del tiro, e per Zanetti che liberissimo non azzecca il cross per l’ex sampodoriano.

Al 21′ improvvisamente il vantaggio: accelerazione di Sneijder in un fazzoletto, passaggio in profondità per Zarate che dalla sinistra rimette al centro per il tiro al volo del Pazzo. 1 a 0 sorprendente, ma sicuramente nelle potenzialità dei 3, rapidissimi a ripartire quando Motta gioca a uno due tocchi.

La reazione dei transalpini non si fa attendere: Hazard fino a quel momento nullo sale in cattedra, impegna Julione da fuori e poi un con un insidioso tiro cross. E Joe Cole? L’ex Chelsea si libera dei nostri sulla trequarti, si accentra e quando ha davanti a sè lo specchio calcia alle stelle. Brivido, ora soffriamo.

Nel finale usciamo bene noi: nuovo scambio Wesley-Maurito, dribbling e tiro, deviato al’ultimo istante in corner. Poi ancora l’argentino è fermato ingiustamente per fuorigioco e prima del duplice fischio di Webb missile di Maicon che sfiora l’incrocio.

SECONDO TEMPO

L’Inter di troppe riprese ha vanificato quanto di buono fatto nei primi tempi. Neppure a Lille il copione cambia ed è il centrocampo a calare verticalmente. Moussa Sow imperversa: inizia il duello a distanza con Julio che lo ferma in 3 occasioni nei primi 10 minuti.

Ad alleggerire la pressione ci pensa Zarate: prima fa ammattire Pedretti (quanti falli da dietro meritavano più severità?), poi si beve uno,due, tre avversari e mette in mezzo ma non trova alcun compagno.

Dietro c’è più di una incertezza: Chivu causa un contropiede e recupera disperatamente, Lucio mura Balmont in posizione favorevole.

Garcia capisce che siamo alle corde e inserisce Payet, osservato speciale da Branca nel recente passato. Ranieri risponde con un doppio cambio all’apparenza incomprensibile: dentro Obi e Stankovic, fuori l’ex laziale e Sneijder 8stanchi sì, non i più esausti) , 4411 provato alla vigilia con il nigeriano e il capitano sugli esterni per rispondere al 4231 del Lille.

E’ un assedio: al 65′ provvidenziale Julione su conclusione a giro del neo entrato, blitz Inter con Deki:gli  capita la palla dello 0 a 2 su assist di  Maicon, la spreca malamente. Ed allora tocca ancora affidarci all’Acchiappasogni: nuova uscita spericolata e puntuale sul centravanti bramato da Preziosi per il 2012, intercetta il colpo di testa di Debucky su cross del veloce Obraniak.

Ultime sostituzione per Garcia e Ranieri: Gueye per Balmont, Milito per Pazzini.

A  molti torna in mente Valencia, solo che questi francesi sono di una dimensione decisamente inferiore.

Il fischio finale libera ansie e timori, francamente eccessivi per l’Inter del passato, ma ora è tutta un’altra storia.

http://www.fabbricainter.com/2011/10/18/lille-inter-0-1-linter-di-champions-sa-vincere-e-soffrire/

VIDEOTIFOSI CHE si sfogano dopo INTER-napoli

THE ROCCHI HORROR PICTURE SHOW

INTER-NAPOLI 0-3
settore.myblog.it/archive/2011/10/02/inter-napoli-0-3.html

inter,napoli,serie a,rocchi,arbitri

Come noto, il mio settaggio sulle questioni arbitrali è da tempo posizionato su modalità zen, con soglia del dolore alta e soglia di fair play altissima, quasi sconsiderata. Mentre il popolo chiedeva la testa di Rocchi per la cacciata di Sneijder, io affermavo che era cosa saggia non applaudire un arbitro isterico. E mentre Cut The Wind ce ne combinava di ogni con la Samp, io applaudivo al suo fischio con ammonizione a Eto'o per simulazione in area, che continuo a considerare una prodezza nel suo genere (l'ambiente era una bolgia), una specie di gol in rovesciata se rapportata a un calciatore.

inter,napoli,serie a,rocchi,arbitriPer questo, da democristianone dell'arbitraggio, da ciellino della giacchetta variopinta, da gandhiano del regolamento applicato, mi sento di dire che la partita l'ha decisa - l'ha stravolta - Rocchi, con quella ridicola prima ammonizione a Obi e per il triplice errore nell'azione del rigore (rigore che non c'era, espulsione che non c'era, ribattuta sul rigore irregolare). La partita è finita lì, nel senso che il danno era fatto e, considerando l'espulsione e considerando che non giocavamo contro il Mezzocorona, era praticamente irreparabile. Dopo, dopo quella sequela di episodi uno più irregolare dell'altro, la partita l'ha vinta il Napoli, che ha giocato con giudizio e cinismo contro una squadra con un uomo in meno, cosa che a non tutti riesce. L'errore di Yuto nel secondo gol e quello generale del terzo gol hanno puramente un valore statistico: la partita era finita prima, punto. E tra l'altro era anche una buona partita, la nostra. Molto buona considerando le assenze e certe presenze.

Non sono preoccupato, infatti. E' uno 0-3 virtuale dal punto di vista della verità dei fatti. L'Inter è una buona squadra, e con Sneijder lo sarà ancora di più. E guardo con ottimismo al futuro, perché credo che su Alvarez sia calata la pietra tombale: un giocatore inadeguato, come Rocchi. Giochi chiunque in quella casella, avremo un uomo in più. A corricchiare per il campo e fare passaggi elementari, tutti all'indietro, sono buono anch'io, anche con la spina calcaneare e le maniglie dell'amore.

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L’ultima Mistificazione Di Calciopoli

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Una clamorosa mistificazione, una incredibile e sfacciata mistificazione compiuta grazie alla connivenza di giornalisti servi e interessati non alla verità ma alla verità che piace al loro target di lettori.

L’ultima intercettazione scovata dal collegio difensivo di Luciano Moggi e che sarà prodotta in aula oggi a Napoli durante la nuova udienza penale del processo di Calciopoli non ribalta proprio nulla, ma anzi testimonia come Carraro, Bergamo, Pairetto e tutti gli squallidi personaggi di questa organizzazione a delinquere fosse abituata a tramare non solo per favorire la Juventus e le squadre amiche (e danneggiare quelle che non si piegavano), ma anche per incidere sull’elezione di presidenti di Lega, Federazione e arbitri.

Molti hanno fatto fatica a comprendere, o non hanno voluto farlo, che il sistema di potere ordito da chi governava la Juve con il beneplacito degli Agnelli (che sapevano cosa facevano gli stallieri ma chiudevano più di un occhio per poter vincere senza spendere un solo euro) si attivava quando serviva e prevedeva compensazioni ai rivali quando non erano più in condizione di dare fastidio ai bianconeri.

E così ecco che negli anni di Simoni e Cuper furono combinate le più orrende malefatte contro di noi perchè eravamo nella condizione di arrivare loro davanti, mentre in annate disgraziate per i colori nerazzurri si poteva benissimo fischiare qualcosa a nostro favore per garantirsi il voto ed il sostegno di Moratti nella corsa a designatore o presidente di Lega.

Qui siamo nel 2004 e l’Inter è già a meno 15 punti quando il derby d’Italia va in onda a San Siro. Quel che ci interessa è contestualizzare quelle telefonate, capire perchè Carraro chiede a Bergamo (che poi farà pressioni a Rodomonti senza confessare il vero motivo di quel che gli sta per dire) di non sbagliare almeno stavolta  e come al solito a favore della Juve perchè c’è il rischio che vada in frantumi l’accordo tra le grandi sul doppio designatore e vengano vanificate le intese sotterranee per l’elezione del presidente di Lega.

Ora che conoscete meglio lo scenario in cui avvengono questi scambi di battute, potete leggere questi dialoghi in una ottica aderente alla realtà, senza che vengano interpretati come se nulla si conoscesse di quel che c’era dietro. E soprattutto chi.

Telefonata Carraro-Bergamo del 26 – 11- 2004 ore 18.23

Carraro: “Pronto?”.
Bergamo: “Sì dottore, buona sera, sono Bergamo. Mi dica…”.

Carraro: “Come sta?”.
Bergamo: “Bene, lei?”.

Carraro: “Bene. Chi c’è lì a …Juventus….”.
Bergamo: “Rodomonti. Inter-Juventus? Avevamo un sorteggio a cinque con cinque che potevano fare la partita: Collina, Bertini, Rodomonti, Farina e…il quinto era… comunque è stato sorteggiato Rodomonti”.

Carraro: “Mi raccomando, che non aiuti la Juventus per carità di Dio eh? Che è una partita delicatissima, in un momento delicatissimo, della Lega, eccetera…. Per carità di Dio, che non aiuti la Juventus. E faccia la partita onesta, per carità, ma che non faccia errori a favore della Juventus, per carità eh…”.
Bergamo: “No, no. Io, guardi, non ho ancora parlato con lui perchè ho finito l’aula cinque minuti fa e stavo prendendo un attimo fiato perchè ora faccio lezione con i primi e secondi anni. Però stia tranquillo che ci parlo domani ma… anzi domani mattina quando si allena, in maniera che gli rimanga fresco in testa”.

Carraro: “(Incomprensibile) deve fare la partita correttamente, ma che non faccia errori per carità a favore della Juventus perchè sennò sarebbe un disastro”.
Bergamo: “Sì”.

Carraro: “Va bene?”
Bergamo: “Comunque la Juventus è tantissimo che non la arbitra, dottore. Lo abbiamo messo proprio perchè sono due-tre anni, quindi, non…ecco, era uno di quelli che era stato lontano…”.

Carraro: “Però, guardi, a me non mi interessa, nel senso che, voglio dire….”
Bergamo: “Sì, sì, è domani che conta”

Carraro: “Cioè, se c’era Collina, se c’era Collina, anche se sbagliava, nessuno diceva un cazzo, ma….Rodomonti se sbaglia a favore della Juventus succede l’ira di Dio. Siccome poi c’è…. tra l’altro, tenga presente che si gioca domenica sera; lunedì c’è l’elezione della Lega eccetera, per cui sarebbe una roba disastrosa, insomma. Capito?”.
Bergamo: “E’ una mia preoccupazione domani parlarci, dottore”.

Carraro: “Va bene, mi raccomando, grazie. Arrivederci”.
Bergamo: “Bene, arrivederci”.

Telefonata Bergamo-Arbitro Pasquale Rodomonti DD.5205 ore 17.24 28-11-2004

Bergamo - Stai preparando bene la partita?
Rodomonti - Sì, sì, sì…

B. Hai visto qualcosa oggi mentre ti riposavi?
R. No, ho visto quasi niente…

B. Però, mi raccomando… Hai faticato tanto per arrivare lì… Per ritornarci, e quindi io mi aspetti, credimi, che tu non sbagli niente.
R. Mi fa immensamente piacere quello che hai detto, perché è la verità.

B. Oltretutto, c’è una differenza di 15 punti tra le due squadre, capito? Quindi anche psicologicamente preparatici bene.
R. Va’ bene, tranquillo…

B. Le fatiche che hai durato non le devi mettere in discussione, fa la tua partita, non ce n’è per nessuno, e, se ti dico proprio la mia, in questo momento, se hai un dubbio, pensa a chi è dietro piuttosto a chi è davanti, dammi retta!
R. Va bene, parola d’onore, va bene, sta tranquillo.

B. E’ una cosa che rimane tra me e te… Arrivare lassù lo sai quanto sia faticoso, e ritornare giù sarebbe per te proprio stupido. Fa la persona intelligente!
R. Perfetto, ho capito tutto!

B. La cosa rimane tra me e te, come mi auguro.
R. Vai tranquillo… No, no, tranquillo, io non parlo mai con gli altri di me.
B. Io ci conto, perché è soltanto una scelta per te, credimi, devi pensare a te stesso in questo momento.

SIMONE NICOLETTI

P.S.

La società Inter si sta muovendo nell’ombra con efficacia come dimostra il mancato pronunciamento del Consiglio Federale che temeva cause di risarcimento milionarie da parte di Moratti. Ma nel nostro Paese la verità che emerge dai processi condotti sui media è quella che gli ignoranti superficiali che popolano l’Italia considerano come reale.

Per la stragrande maggioranza dei tifosi non nerazzurri noi siamo colpevoli quanto o più della Juve.

Non perdonerò mai ai nostri dirigenti di non aver lottato fin dall’inizio per far emergere la verità processuale attraverso i propri canali di informazione,ufficiali e non.

Non essere mediatici ma concreti è una scelta con conseguenze ben più gravi rispetto a quella di un nuovo allenatore.

Tags: Calciopoli, Franco Carraro, Inter, Juventus, Luciano Moggi, Paolo Bergamo, Pasquale Rodomonti

http://www.fabbricainter.com/2011/09/27/lultima-mistificazione-di-calciopoli/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook&utm_campaign=fabbricainter

Impariamo dagli errori , e stiamo TUTTI dalla stessa parte

 

Un benvenuto al nuovo Allenatore dell’INTER .

RANIERI

Dimentichiamo qualche botta e risposta di qualche anno fa e sfruttiamo la sua e nostra voglia di rivincita !

Come complicarsi la vita :(

 

Non riesco a comprendere come una persona abbia la fortuna della sua carriera di poter allenare l’INTER e non riesca a sfruttarla, inventandosi complicazioni tattiche che in certi momenti non ci si può permettere ….

Ma fare le cose semplici per poi elaborarle non è meglio ?

Partire con un modulo e giocatori affidabili conquistandosi più possibile la fiducia dell’ambiente è l’unico modo per poter poi applicare le modifiche che si vuole

Insomma Mr GASPERINI sei una brava persona ma hai sbagliato tutto

SENZA RANCORE , UN SALUTO A GASPERINI

Ve Lo Diciamo Noi

di: STEFANO MASSARON www.fabbricainter.com

Nessuno l’ha detto, nessuno l’ha menzionato nemmeno di sfuggita, nessuno ne ha parlato.Non viene riportato dalla Gazzetta, né cartacea né online, viene trascurato da ogni commento e da ogni replay di SKY, persino InterChannel ne accenna soltanto per un nanosecondo, su Mediaset le immagini spariscono, in nessun canale nessun ex-arbitro-opinionista fa nemmeno finta di essersene accorto, i quotidiani non lo riportano, le tivù locali — che pure vivono da decenni su questi episodi — lo ignorano completamente.

Eppure c’è stato. L’abbiamo visto tutti. Chi allo stadio, chi a casa davanti al televisore.

Il problema è che, dopo, ci si sente spaesati. E si corre il rischio di convincersi che no, siamo noi che abbiamo avuto le allucinazioni, perché — ed è questo il punto-chiave di tutta la faccenda — se la televisione e i giornali non ne parlano, allora non può essere successo. E, siccome non ne parleranno mai più, non sarà mai successo.

Qui sta la stortura di questo sistema, il danno più grave che ha arrecato agli italiani in questi ultimi anni. Più grave — a mio parere — di tutti gli altri.

Ma è inutile che io ne scriva ancora, quando mi basta prendere uno dei passi più significativi di 1984 di George Orwell e citarlo pari pari (chiedo scusa per la traduzione, che è mia: ho soltanto l’edizione in lingua originale):

____________

E, se tutti gli altri accettavano la menzogna imposta dal Partito — se tutti i documenti raccontavano la stessa cosa — allora la menzogna diventava parte della storia e si trasformava in verità. “Chi controlla il passato”, era lo slogan del Partito, “controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato.” Eppure il passato, anche se alterabile per sua stessa natura, non era mai stato alterato. Qualunque cosa fosse vera in quel momento era sempre stata vera e sempre lo sarebbe stata. Era tutto molto semplice. Tutto ciò che serviva era una serie infinita di piccole vittorie sulla propria stessa memoria. “Controllo della realtà”, lo chiamavano.

[George Orwell, 1984, cap. III]

______________

E allora so come ci si sente, credetemi. Quando si chiede quasi timidamente una conferma su Facebook o su Twitter, giusto per capire, quasi nel tentativo di trovare conforto, con il recondito timore di essere fuori di testa.

Ebbene, non preoccupatevi. Non dovete sentirvi soli, né tantomeno pazzi visionari, perchébasta passare qui in Fabbrica e ve lo diciamo noi.

Tranquilli. È successo.

Al novantaquattresimo minuto di Inter-Roma Nicholas Burdisso ha davvero placcato Sneijder in piena area, affossandolo con due braccia come se l’olandese fosse lanciato a meta in Italia-Australia di rugby.

È successo veramente.

Nessuno ne ha parlato e nessuno ne parlerà, ma tranquilli: ve lo diciamo noi. È a questo che serve la Fabbrica. Non è stato un sogno, non è stato un miraggio, non è stato un parto della vostra mente obnubilata dal tifo.

Al novantaquattresimo minuto di Inter-Roma c’era davvero un rigore clamoroso per l’Inter.

Sentitevi meglio: non siete più soli.

http://www.fabbricainter.com/2011/09/19/ve-lo-diciamo-noi/

Azionariato popolare, perchè no?

Scritto da Marco Gatti

Lettera aperta al Presidente Massimo Moratti,



Carissimo Presidente, in pochi giorni a circa 6.000 tifosi piacerebbe conoscere il suo parere inerente lo start up di un progetto di azionariato popolare da concordare con la Società, che potrebbe, ove esista visione comune, patrocinarlo. Il progetto e' rappresentativo di un modello associativo di Azionariato Popolare nella Serie A Italiana, derivante dalle esperienze europee di costituzione di Suppoters Trust direttamente coinvolti nell’azionariato dei propri club. Obiettivo è la creazione e lo sviluppo di una responsabile e democratica rappresentanza dei sostenitori all’interno del club, che ne consenta un maggiore radicamento all’interno del suo tessuto sociale.

Sarà supportato da Supporters Direct, organizzazione no-profit che promuove la partecipazione dei tifosi al capitale delle società di calcio, collaborando con gruppi di sostenitori in tutta Europa ed oltre (Supporters Direct opera in 16 nazioni diverse tra le quali Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Svezia, Grecia ed Israele). L’attività di Supporters Direct è sostenuta dalla UEFA e dal Parlamento europeo e nasce secondo i dettami dell’Azionariato Popolare Europeo:
• Massima democraticità (una testa, un voto);
• Assenza dello scopo di lucro (associazione);
• Vasta partecipazione popolare (assenza di limiti all’ingresso di natura soggettiva);
• Sostenibilità (quota di adesione impegnativa ma accessibile a tutti).
Ha l’obiettivo di operare quale entità rappresentativa degli interessi dei sostenitori del F.C. Internazionale S.p.A., collaborando strettamente con il club e cercando di favorirne, anche attraverso la partecipazione diretta al capitale sociale, la crescita economica e sportiva negli anni.
United Inter Supporters rappresenta in Italia – come già avviene diffusamente fuori dai confini nazionali – uno strumento innovativo di trust (fondo) con una partecipazione – di minoranza – nel capitale del proprio club, significativa in quanto rappresentativa di una moltitudine di persone, i supporter stessi del club; con ciò responsabilizzando sia il club nei confronti dei suoi principali sostenitori sia gli stessi tifosi nei confronti della società.
Vuole essere da un lato la "gamba stabile" nell'azionariato della F.C. Internazionale S.p.A. e dall'altro il primo rappresentante e soggetto finanziatore – con un cash flow annuale significativo e ricorrente, ancor più rilevante in un sistema calcio virtuoso basato sull'autofinanziamento (fair play finanziario) – di tutto ciò che è interesse degli appassionati giallorossi:
(i) investimento nel settore giovanile;
(ii) politica di coinvolgimento dei bambini e delle famiglie alla vita dello stadio e soluzioni per disabili e anziani;
(iii) politiche di coinvolgimento e supporto a favore dei tifosi residenti all'estero;
(iv) supporto e confronto diretto per una gestione ottimale e condivisa delle politiche sociali e delle strategie di marketing e merchandising, sfruttando al meglio la significativa “economia indotta” generabile, come già avviene con successo in altre realtà europee (soprattutto in Spagna e Germania);
(v) investimenti a favore della diffusione della Storia della città di Milano e dell'Inter in particolare, per accrescere nei giovani il senso di appartenenza, attaccamento e rispetto per la propria città e per il proprio club;
(vi) investimenti nell’educazione alla lealtà sportiva e ad una dimensione più etica della passione sportiva, ad un impegno civile contro la violenza, alla diffusione presso i giovani dell’amore per la pratica diretta dello sport.
Saremmo lieti di conoscere la sua opinione!


In ogni caso grazie Presidente, le vogliamo tutti bene!
I tifosi suoi e della grande Inter che ha saputo costruire!

http://www.ilnerazzurro.it/index.php?option=com_content&view=article&id=198%3Aazionariato-popolare-perche-no&catid=47&Itemid=139

Un mediano alla fine del tunnel – Fabbrica Inter

 

www.fabbricainter.com

Stefano Massaron analizza la reazione sconcertata alla nuova Inter targata Gasperini nei commenti dei conduttori e degli opinionisti di televisioni e carta stampata

Se ci può essere qualcosa di positivo, nella GaspInter (dall’inglese to gasp: “to draw in the breath sharply, convulsively, or with effort, esp. in expressing awe, horror, etc” ovvero “inspirare all’improvviso, convulsamente, o con sforzo, specialmente esprimendo stupore,orrore, eccetera”) vista domenica a Palermo, è senza dubbio lo sconcerto trasmesso ai media sportivi tutti, persino ai più solitamente sconcertati, che si ritrovano improvvisamente a tradire — causa confusione e non altro — le linee-guida che li hanno fin qui animosamente animati versus la Beneamata.

Voglio dire, chi mai era riuscito, prima di Gasp, a confondere Franco Rossi al punto da fargli commettere soltanto centosettantanove errori di battitura nel suo ARTICOLO TUTTO MAIUSCOLO invece della consueta media che si assesta ben oltre i trecentocinquanta? E, traguardo questo forse ancor più commendevole, addirittura a farlo recedere dalla sua inattaccabile e consueta posizione del “pronosticatore del giorno dopo” — specialità che prevede, appunto, il vanto di pronostici quando questi si sono puntualmente avverati e mai prima, specialità di cui il NOSTRO MAIUSCOLO è indiscusso maestro ormai dai lontani anni in cui si è fregiato del titolo di primo web-blablabla?

Eh sì, perché persino Franco Rossi non sa che pesci prendere. Lui, che d’altra parte riteneva CrispyBacon Mariga “uno veramente bravo” e continua imperterrito a sostenere che Thiago Silva e Nesta sono la miglior coppia di centrali del mondo, riesce a scrivere UN INTREO ATRICOLO senza nemmeno menzionare lateralmente qualcosa di simile a un “io ve l’avevo detto”. Anzi, nella foga di bastiancontrarizzare che gli è propria, raffazzona una strana giustificazione secondo la quale non è la difesa a tre a fare acqua, ma i suoi interpreti, quei “logori Lucio e Samuel” (traduco liberamente dal Francorossese, notoriamente complicato quando il gaelico) che sono vecchi e quindi causa di tutti i mali mostrati dalla GaspInter dalla linea di mezzeria a scendere. Ullallà.

E che dire dello sconcertato per antonomasia, colui che ha dato persino il nome alla sensazione di sconcerto (e non il contrario come si potrebbe supporre a una prima superficiale analisi dei cognomi italiani)? Lui, che è notoriamente “amico di tutti” — tranne che di Mourinho, of course — arriva a commentare che proprio il Gasp non lo capisce, e si chiede amleticamente “ma Gasperini sa che Zarate non è un’ala?” eppoi indugia sul clamoroso doppio fuoriruolo di Sneijder e Forlan manco parlasse di un Mourinho qualsiasi con cui non c’è verso di farsi invitare a cena alla Trattoria Toscana di Covercianello. Ovviamente alla fine tenta piuttosto penosamente di salvarsi in corner — appropriate le metafore calcistiche, direi — aggiungendo un “io Gasperini lo rispetto molto” che, tristemente, ottiene l’effetto contrario, ovvero accentuare invece che attenuare lo sconcerto provato dallo Sconcerti. E peccato per la prossima cena, mi sa, Mario: senza quel “io Gasperini lo rispetto molto”, un piatto di bucatini poteva ancora saltarci fuori. Così, tsk tsk… non ci giocherei manco mezz’euro.

Passiamo poi a Elefante della Gazzetta, che senza ricordarsi che la Clausola Uno del Contratto Rosa Collettivo prevede il bombavdave in manieva costante (cit.) l’Inter non appena ve ne sia occasione, afferma — e speriamo abbia la febbre — che la vera Inter di Gasperini si vedrà tra sette partite. Non tra sei o tra otto, proprio tra sette: complimenti per la precisione. Ci dicesse anche il minuto della settima partita in cui finalmente si vedrà “la vera GaspInter” ci lascerebbe un po’ meno preoccupati — non tanto per l’Inter, ma per il suo stato di salute, a cui teniamo oltremisura.

L’unico che — forse — riesce più o meno a mantenersi cicciccippianamente “fedele alla linea” è l’immarcescibile Zio Bergomi, che nel post-telecronaca che mi sono cuccato giusto per voi (di solito appena lo Scarpini del doppioaudio finisce passo subito al canale 232) fa tantissimi complimenti alla “voglia di vincere” del Palermo e ce la fa a compiere la straordinaria impresa di dire due volte il contrario della realtà, ovvero che l’Inter è andata meglio nel primo tempo e il Palermo ha stravinto nel finale.

GASP!

Confusione totale, nei media sportivi. Calciomerciato Punto Com dà cinque e mezzo in pagella a Gasperini accompagnando il voto a un giudizio tanto feroce che nemmeno un tre sarebbe bastato a giustificarlo, Tuttosport parla di panchina nerazzurra che traballa eincredibilmente si dimentica di scrivere dell’ormai imminente arrivo di Aguero che, si sa, non vede l’ora di giocare nel Conad Stadium, la Gazzetta — ancor più incredibilmente —rinuncia a PALERMO MANGIA INTER, il titolo che tutti si aspettavano — al punto che i bookmakers inglesi lo davano a 0,9: ci puntavi un euro e, se lo azzeccavi, perdevi comunque dieci centesimi. E, visto che si parla di scommesse, la confusione che regna è tale che sono pronto a giocarmi i novanta centesimi di cui sopra che domani, suTuttoMercatoWeb, Mauro Suma non dirà nemmeno una volta che l’informazione (tra cui pure Mediaset e Mondadori e il multisala UCI) è nelle mani di Moratti.

Prodigi della GaspInter.

In tutto questo sconcerto, un faro nella notte. A SportMediaset, il neo-opinionista Gabriele Oriali dice chiaramente che, se Migliaccio fosse stato sacrosantamente espulso, forse la partita sarebbe finita in modo diverso. E in studio nessuno lo picchia. E non parte nemmeno il nastro dei buuu registrati. E sono sicuro che, se ci fosse stato Mughini (ma c’era?), avrebbe annuito invece di sgranare quegli occhi da batrace che si ritrova dietro le improbabili montature.

Perché Oriali, finalmente, è riuscito laddove tanti eroici ardimentosi avevano miseramente fallito: ha detto qualcosa di interista in una trasmissione sportiva.

C’è un detto che dice: “Se vedi la luce alla fine del tunnel, forse è il faro di un treno che sta arrivando.” (Me lo sono inventato io, ma ci stava bene metterci “un detto che dice”… perdonatemi, se potete.)

Non vogliamo essere così pessimisti. Forse sono proprio gli occhi verdi di Oriali la luce alla fine del tunnel mediatico in cui ci siamo ficcati da quando abbiamo cominciato a vincere davvero.

Con lui in panchina accanto a Mancini prima e Mourinho poi abbiamo vinto tutto. Magari con lui proprio là, nella tana del nemico, riusciremo a iniziare a vincere anche dove di solito veniamo sconfitti prima ancora del fischio d’inizio.

Un mediano alla fine del tunnel?

Prodigi della GaspInter.

http://www.fabbricainter.com/2011/09/12/un-mediano-alla-fine-del-tunnel/

Sempre più INTERISTI e sempre più “nemici” …

 

Come numero di tifosi abbiamo superato il bilan e siamo diventati la squadra più antipatica , abbiamo sempre più avversari e questo ci fa onore ma ci deve insegnare che dobbiamo saperci difendere e non cadere nelle loro imboscate .

Ecco una serie di risultati di sondaggi sulle opinioni dei tifosi

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Fonte: http://www.demos.it/a00624.php?ref=HRERO-1

La memoria e l’orgoglio

 

bausciacafe.com

Oggi per noi interisti è un giorno triste. Il 4 settembre 2006 infatti ci lasciava prematuramente Giacinto Facchetti, all’epoca presidente nonché storica e indimenticabile bandiera nerazzurra.

Era la fine di un’estate travagliata per il calcio italiano, nella quale le sentenze relative allo scandalo di “Calciopoli” avevano riscritto la classifica del campionato appena terminato e sconvolto il panorama calcistico della nostra nazione. Ma fu anche l’inizio di una cavalcata memorabile per la nostra Inter che tornò finalmente a laurearsi campione d’Italia sul campo, disputando una stagione da record. Da quel trampolino di lancio avremmo poi spiccato il volo, sino ad arrivare nel giro di 5 anni sul tetto del mondo.

Ad ogni vittoria non è mai mancato un pensiero per  Giacinto, uomo vero e campione indiscusso. Ricordarlo è importante, soprattutto adesso. Ed è importantissimo anche prenderne le difese. Perché è inaccettabile vederlo accostato a certi personaggi di tutt’altra levatura e spessore morale. Giacinto è l’Inter e la rappresenterà per sempre.

Personalmente trovo paradossale che qualcuno chieda rispetto e giustizia quando poi è il primo a delegittimare gli organi giudicanti. Si, perché  nonostante una sentenza emessa dalla giustizia sportiva che stabilisce la revoca di 2 scudetti,  egli si ostina a rivendicare tali vittorie,  includendole addirittura nell’albo d’oro pubblicato sul sito ufficiale della società calcistica che rappresenta. E allora, sapendo con chi abbiamo a che fare, non abbassiamo la guardia, perché la guerra non è finita.

Noi ci saremo, pronti a prendere le parti del Cipe. Perché Giacinto è l’Inter.

Oggi, più che mai, noi siamo Giacinto Facchetti.

http://www.bausciacafe.com/2011/09/04/la-memoria-e-lorgoglio/

TUTTOINTER.org


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