Inter migliore media-spettatori negli incontri casalinghi

Report n. 75/2011
Scritto da Redazione Osservatorio Calcio Italiano

Serie A Tim: in calo gli spettatori presenti allo stadio: è il peggior dato degli ultimi quattro anni.
Inter migliore media-spettatori negli incontri casalinghi.
Juventus +66.7% rispetto lo scorso campionato: per i bianconeri anche il maggior seguito negli incontri esterni.
Negli incontri di Serie A Tim finora disputati si è registrato un calo del 4.9% nelle presenze allo stadio rispetto la stagione precedente. La media di 23.675 spettatori, inoltre, risulta essere il peggior dato se rapportato agli ultimi quattro campionati disputati: 24.901 nella stagione 2010/11, 25.570 nella stagione 2009/10 (-7.4%), 25.779 nella stagione 2008/09 ( -8.1%).
Al termine della 16esima giornata il match più seguito è stato Inter-Juventus che ha fatto registrare 78.072 spettatori presenti. Seguono gli incontri Napoli-Juventus (57.402 presenze) e Lazio-Juventus (57.148 presenze). I nerazzurri, inoltre, detengono la migliore media spettatori negli incontri casalinghi: con 50.729 presenze precedono Napoli (media di 43.660 spettatori al San Paolo) e Milan (41.606 spettatori).
La Juventus è la squadra che richiama il maggior numero di spettatori negli incontri disputati lontano dallo stadio Olimpico: contro i bianconeri a Catania, Verona (vs Chievo), Milano (vs Inter), Roma (vs Lazio e Roma), Napoli, Siena e Udine si è registrato il migliore dato stagionale per presenze casalinghe.
Lo rileva il Report n. 75/2011 elaborato dall’Osservatorio Calcio Italiano (www.osservatoriocalcioitaliano.it) website monitoring delle manifestazioni calcistiche in Italia.
Rispetto la stagione precedente l’Olimpico sponda romanista conferma la quarta posizione per media spettatori (38.875) con un incremento del 14.4%. Considerevole balzo in avanti per la Juventus: nel campionato in corso i bianconeri hanno fatto registrare in media 36.630 spettatori con un incremento del 66.7% rispetto al 2010/11. Dato negativo invece per il Palermo: al Barbera negli incontri finora disputati si è registrata una media di 19.495 presenze, in calo del -21.4% rispetto lo scorso campionato.
I dati completi sono disponibili su http://www.stadiapostcards.com/

 

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INTER-LECCE 4-1

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Alla fine di queste 16 partite prenatalizie, la classifica si è fatta meno astrusa. Migliore. Bella. Non bellissima, certo. Abbiamo 8 punti di distacco da una squadra che ha vinto 10 partite su 16 e ha il miglior attacco (35 gol, noi 22), e da un'altra che non ne ha ancora persa una (noi 6, sei, six). E ne abbiamo 6 di distacco da un'altra ancora, che è abbonata a essere la sorpresa del campionato e a fare il miglior gioco del campionato eccetera eccetera e che prima o poi (così è sempre successo) si ridimensionerà un po', e comunque va in vacanza con la miglior difesa (9 gol subiti in sedici partite, noi 19) (no, per dire). Ce ne restano ancora 4, infine, da una squadra bella e inaffidabile, alla quale ne abbiamo rosicchiati 4 in due giornate. E comunque ci rimane davanti ampiamente e giustamente, perchè ha segnato più di noi, ha subito meno di noi e perso molto meno di noi.

Tutto questo per dire che, a parte l'onanismo del momento (6 vittorie nelle ultime sette, comunque sia, è un bell'andare, bellissimo), la classifica è veritiera, e i due mesi buttati nel cesso grazie all'azione combinata Branca-Moratti-Paolillo-Gasperini pesano ancora tantissimo, e peseranno fino alla fine. Siamo quinti perché da due di quelle che ci precedono le abbiamo prese (e in casa, dannazione) e le altre due non le abbiamo ancora affrontate. Siamo quinti perchè è già stato un mezzo miracolo riagguantare la testa della classifica prima di Natale, e non meritiamo nulla di più. Siamo quinti, però, e festeggiamo pure: perché questa è una dimensione più solida e rassicurante di quella in cui ci dibattevamo negli ultimi mesi, e da qui, finalmente, possiamo ripartire.

Ricapitolando, tutto quello che è successo finora in positivo e in negativo si compensa abbastanza. Paghiamo, oltre al gasperinismo branchiano, un inizio sfortunato e di rigori contro. Ma l'abbiamo pareggiato alla fine, con un paio di partite fortunate e con un calendario che ci ha favoriti: intendo dire, Genoa e Lecce è stato meglio affrontarle ora che non nella data originaria del calendario. Abbiamo avuto una pletora di infortuni, ma non ce li abbiamo avuti solo noi. Abbiamo avuto uno stato di forma pietoso per almeno un paio di mesi, e questo non è colpa degli arbitri.

Resta, per conto mio, un'unica grossa nube sul nostro campionato: lo scippo di Inter-Napoli. Ranieri era appena arrivato, con lui avevamo vinto subito in campionato e in Champions, e quella poteva essere una partita-chiave per le motivazioni e per scacciare le paure. Fu invece un ritorno nell'incubo. Non a caso, nelle restanti 4 partite disputate a ottobre abbiamo fatto 4 punti. E' stato un periodo anche peggiore rispetto a quello gotico-gaspersoniano, perché pensavamo di avere risolto i nostri problemi e invece no. Quella partita - quel modo di perdere, non a causa nostra - ci è costato moltissimo. Non siamo ripartiti. Anzi, abbiamo arretrato mentalmente. Ci siamo trovati quartultimi a metà novembre, con quella classifica che (causa rinvio di Genoa-Inter e pausa per la Nazionale) è rimasta fissa per tre settimane, e noi lì increduli a guardarla, non senza brividi.

Il resto - perché siamo quinti e non quarti, terzi, secondi o primi - dipende tutto da fatti oggettivi. Oggi, 21 dicembre, per la prima volta la nostra differenza reti è passata in positivo. No, non so se mi spiego. Dei confronti diretti ho già detto: per ora li abbiamo cannati tutti. A parte le bollicine di oggi, non abbiamo avuto praticamente niente dal nostro attacco, e una squadra che nel 2010 ha avuto Milito e nel 2011 ha avuto Eto'o (due tipetti da oltre 30 gol stagionali) non può andare da nessuna parte con questa carestia. Giochiamo quasi sempre male: non è minimamente un problema se ne ne vincono 6 su 7, ma bisogna dirlo. E non è un caso che quella partita non vinta nelle ultime sette l'abbiamo persa con l'Udinese, senza mai dare l'impressione di poterla vincere anche facendo cagare (cosa che si può fare a Siena o a Cesena, che non sono l'Udinese).

Vedremo, adesso, se arriva qualcuno. E chi, ovviamente. La storia di queste ultime sette partite ci ha detto una cosa sorprendente ma sostanziale: per quanto ancora acerbe e fallaci, le forze fresche messe dentro a puntellare la squadra hanno fatto la differenza. No cariatidi, no riciclati, no perditempo: se ci sono, prendiamo un paio di giovani minimamente di prospettiva e andiamo avanti così. Se questa Inter un po' così ha rimontato 3/4 punti al quartetto di testa e in 40 giorni ne ha messi in mezzo 14 tra sè e la zona retrocessione (siamo stati a +1, lo ricordo), vuol dire che in questo campionato c'è spazio per tutti, noi compresi. O noi per primi.

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L’etica che non si prescrive e il caso Padovano

L’etica che non si prescrive e il caso Padovano – Fabbrica Inter

L’etica Che Non Si Prescrive E Il Caso Padovano

Molti hanno parlato della condanna a otto anni e otto mesi per spaccio di droga a Michele Padovano, pochi delle accuse apparse sul profilo Facebook di Alfredo Iuliano, padre di Mark. Il difensore juventino, famoso per il fallo a Ronaldo quel 26 aprile 1998, sarebbe una delle “vittime” dell’ex attaccante torinese di Juve (Napoli, Cosenza, e altre) insieme a Vialli e Bachini, questi i nomi che ha fatto Iuliano senior nella sua bacheca Facebook ieri, in un post poi rimosso.

Secondo il padre dell’ex juventino, Padovano avrebbe spacciato a buona parte della squadra, e la notizia-bomba che arriva alla vigilia del cosiddetto tavolo della pace” meriterebbe più approfondimento. Innanzitutto perché al tavolo parteciperà il “giovin signore” il quale, dopo la relazione di Palazzi, ebbe a dire che l’etica non si prescrive. E gli eventi di questi giorni fanno proprio al caso suo: la cocaina è un brutto vizio ma, se a prenderla sono gli sportivi, è anche doping. Michele Padovano giocò nella Juventus al 1995 al 1997, anni che già sono stati definitivamente macchiati dalla sentenza di Cassazione che rimandava all’appello, chiudendo la partita del processo penale a Giraudo e Agricola con una prescrizione che aveva il sapore di condanna. Anni di scudetti, Champions e intercontinentale, trofei che – proprio per la prescrizione – non saranno mai toccati nonostante l’accertato uso off-label di farmaci.

Alfredo Iuliano ha attaccato pesantemente Padovano non solo per gli anni juventini ma anche per quelli al Cosenza, insinuando un suo coinvolgimento nella morte di Donato Bergamini. Temi scottanti che forse faranno parlare anche di più della droga, ma preferiamo soffermarci sulla cocaina e sul doping. E su un fatto che nel 1998 fece molto scalpore, ma che oggi è quasi dimenticato. Ci riferiamo alla chiusura del Laboratorio Antidoping dell’Acqua Acetosa a Roma, che fu disposta dal CIO per delle irregolarità nell’analisi delle provette. Lo scandalo provocò le dimissioni dal Presidente del CONI Pescante, il laboratorio venne riaperto solo nell’ottobre del 1999, nel frattempo le provette venivano mandate all’estero per essere analizzate. La persona che nel mondo del calcio più si è speso contro il doping è l’attuale allenatore del Pescara, Zdenek Zeman. Le sue accuse gli costarono delle querele tra cui quella proprio di un personaggio citato dal padre di Iuliano, Gianluca Vialli, anche se allora si parlava più di crescita muscolare che di coca.

Senza contare le battaglie dialettiche del boemo con Marcello Lippi, allora allenatore della Juventus il quale, proprio nel 1998 (anno in cui Padovano aveva appena lasciato i bianconeri),per difendersi dalle accuse di Epo e abuso farmaci ebbe a dire: “Continuo a sostenere che il doping nel calcio non esiste. È possibile che qualche giocatore, ma solo per vizio personale, possa aver assunto della cocaina. Ma dire che migliora le prestazioni è una sciocchezza: si tratta di pochissimi casi, che nulla hanno a che vedere con il doping”. Come se fosse la cosa più normale del mondo. Alla luce dei fatti odierni aveva ragione, per lo meno sull’uso della cocaina, non sul fatto che non altera le prestazioni: nel breve periodo ha azione eccitante e antidepressiva, aumenta l’attenzione, ritarda la fatica, riduce il bisogno di sonno, accresce l’aggressività. All’epoca nessuno fece seguito alle parole di Lippi (se proprio non si voleva credere a Zeman) con un’inchiesta, nel senso che Guariniello andò avanti ma la giustizia sportiva si arenò. Positività per cocaina nel periodo? Nessuna. Prima ci furono Maradona, Caniggia, subito dopo Pagotto, poi Flachi, Carrozzieri, ma tra il 1994 e il 1998, zero.

Gli stessi Bachini e Iuliano risultarono positivi all’antidoping per metaboliti della cocaina. Jonathan Bachini due volte, nel 2004 e nel 2006, una recidiva che gli costò la radiazione, Mark Iuliano nel 2008, con squalifica di due anni che chiuse la sua carriera professionista a Ravenna. È un problema serio e ha ragione Iuliano padre quando dice che non bisogna farne una questione di tifo, ma allo stesso tempo come al solito ci sono figli e figliastri, se della Fiorentina anni ’70 si parla così tanto anche oggi (dopo la recente morte di Giorgio Mariani avvenuta 4 giorni fa), se si creano polemiche per un libro di Ferruccio Mazzola e si parla poco di quel quadriennio juventino. Senza contare che oggi Iuliano sr. su Facebook si prende la responsabilità di sostenere che le malattie oculari di Davids e Gattuso e l’anomalia cardiaca di Cassano sono dovute a doping (EPO). Tutti si sono sentiti in dovere di chiedere a Massimo Moratti di farsi processare per niente, nessuno (tranne noi tifosi interisti) ha chiesto ad Andrea Agnelli di rinunciare alla prescrizione per quel quadriennio. Magari domani se ne parlerà al “tavolo della pace”, ma permetteteci di dubitarne.

Gabriele Porri

http://www.fabbricainter.com/2011/12/13/letica-che-non-si-prescrive-e-il-caso-padovano/

GENOA-INTER 0-1 Il punto di Sasà

il punto di vista di un tifoso

PERDERE L'ARDORE

INTER-UDINESE 0-1

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Se un marziano fosse ammarato con la sua astronave nel rio Grabellones e fosse entrato a El Bocho a chiedere una dritta per il centro e si fosse fermato a vedere l'Inter, avrebbe avuto in 90 minuti l'esatto quadro di come siamo ridotti. A differenza del solito marziano che atterra blablabla e non capisce un cazzo, no, da Inter-Udinese avrebbe avuto tutte le info per tornare su Marte e relazionare con precisione su di noi.

Avrebbe visto cose illuminanti sull'Inter. Perché c'è molta Inter (forse tutta l'Inter) nel Pazzo che scivola battendo il rigore (cose di cui ci si vergogna per una carriera intera, e che gli rinfacceranno in milioni di cene), c'è molta Inter nel Chivu fuori posizione di quei 20-30 metri nell'azione del gol e nella sua tutt'altro che disperata rincorsa, c'è molta Inter in Zanetti costretto alla doppia ammonizione ed espulso dopo settemila partite, c'è molta Inter in tutto questo sbattersi e tener palla e controllare e manovrare e poi prenderlo in culo, anche perché c'è molta Inter in quello zero dei gol segnati, perché è giusto così, non avremmo segnato in altri novanta minuti, e in novanta altri ancora con queste punte in condizioni psicofisiche scandalose. E se il marziano fosse stato un minimo addentro alle cose del calcio avrebbe probabilmente chiesto agli avventori se questo resistere e imbrigliare a lungo l'Udinese fosse il sintomo di una condizione che faticosamente cresce o sia il sintomo, al contrario, di una mentalità ormai transitata alla modalità "provinciale di lusso".

Certo, al marziano avrei fatto presente che con un po' di giocatori in infermeria, e altri da mandare all'ospizio, non si può cavare il sangue dalle rape. Ma che partita illuminante, santiddio, per il marziano e per noi. Oggi ha fatto un gran casino anche il Normalizzatore. Altro che tabella scudetto, qui è ancora il caso - in attesa di tempi migliori - di mettere il fieno in cascina e guardarsi le terga.

La cruda verità è che oggi siamo una squadretta: di attaccanti che non segnano, di centrocampisti che non corrono, di difensori che sbandano, e complessivamente di giocatori laceri e contusi e, diciamolo, anche un po' demotivati, o impauriti, o tutt'e due. E - quanto mi costa dirlo - c'è una scarsezza latente che ci limita. La cruda verità è che abbiamo affrontato sei delle attuali prime otto squadre della classifica e abbiamo fatto un (1) punto. Questi siamo, almeno per ora, e non dimentichiamocelo quando iniziamo filotti battendo squadracce e alla prima asperità li interrompiamo senza capire il perché.

http://settore.myblog.it/archive/2011/12/04/inter-udinese-0-1.html

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