FIORENTINA-INTER 0-0

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Se non fosse che facciamo abbastanza cagare, che tira un'aria un po' così e che il più sorridente sembrava avere un ascesso. E se non fosse che tutto quello che il Mou sta esprimendo è un Obinna titolare. E se non fosse che ci ha superati addirittura il Milan. E se non fosse che eravamo abituati così bene che un quarto posto ci sembra 'na tragedia. Ecco, dicevo, se non fosse per tutto questo, uno zero a zero a Firenze potrebbe pure andare bene.

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INTERISTI

  • Mughini (a Controcampo [su Rete4]): "L'Inter ha solo giocatori stranieri: vi sembre normale?" Agli juventini non va proprio giù l'applicazione delle leggi.
  • Lettore Davide cede gratis un consiglio a Controcampo: la Roma perde non per la bravura dell'Inter ma perché ha Giove in trigono.
  • Beh, grazie a tutti per la partecipazione al campionato: è stato simpatico. Ci vediamo tra un paio di anni.
  • Spalletti sabato: "A noi, a Roma, non ci piace facce cojonà". Cojoné.
  • Spalletti sabato: "A noi, a Roma, non ci piace facce cojonà". Pochi umorismi: non ha detto che non si faceva cojonà. Ha detto che solo non gli piaceva.

Anche noi contro il protocollo di Kyoto: le imprese devono essere libere di produrre. Se poi tutti gli acquirenti saranno morti, allora sarà solo un problema liberalista di domanda e offerta.

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Roma-Inter, le pagelle

Mentre Teo Teocoli alla Domenica Sportiva parlava dell'affaticamento di Aquilani e De Rossi per via della nazionale, dimenticando che Cambiasso e Zanetti sono tornati venerdì da Santiago del Cile e non da Lecce, Mughini, da Brandi&Co., era ridotto a tirar fuori l'evergreen degli stranieri pur di attaccare l'Inter. Non gli resta che piangere. O forse no.

Julio Cesar 7 | Sempre sicuro quando chiamato in causa. Su Cicinho e Riise le parate più difficili. Conferma l'ottimo stato di forma mostrato nella Seleçao. Maicon 7,5 | Siamo sicuri che in Venezuela sia stato intossicato? Il solito treno sulla fascia destra. Una partita straordinaria alla quale è mancata solo la realizzazione: prima sparacchia fuori da buona posizione, poi è il palo a tastare i riflessi appannati di Doni. La sintesi della partita è la facilità con cui irride un Riise impegnato in 4 palleggi consecutivi facendogli carambolare addosso il pallone, guadagnando così la rimessa laterale. Bauscia. Cordoba 6,5 | E' suo "l'assist" per Ibra sul primo goal. I suoi piedi, poi, tornano ad essere normali. Riappare sul finale in attacco dovre dribbla e tira in una frazione di secondo. Insolito. Chivu 6,5 | Controlla adeguatamente Totti. Bravo nel fermarsi sul fuorigioco di Perrotta. Qualcuno ci spiegherà perchè è finito sul tabellino dei cattivi. Zanetti 6 | Il momento di maggior difficoltà glielo regala J. Cesar con una rimessa dal fondo. Eravamo sul 4-0.

Cambiasso 6,5 | Annienta Perrotta e con lui i natii der Cupolone, evidentemente stanchi per le partite in nazionale. Solito impegno. Solita gestione del traffico. Stankovic 7+ | Sul giudizio e (soprattutto) sulla partita, pesa la botta di controbalzo da fuori che fulmina Doni. Liberatoria la corsa con la quale speriamo abbia lasciato dietro di sè il periodo meno brillante della sua carriera. Muntari 7 | Partita di sostanza abbinata a colpi di qualità. Suo l'assist per Maicon che spreca davanti a Doni, suo il lancio per Ibra nell'occasione del raddoppio. Recupera tantissimi palloni senza sentire l'esigenza di timbrare il cartellino. Unico neo, l'imprecisione al tiro. Quaresma 6 | Harry Potter voleva il goal. I due tiri da fuori (entrambi con compagni meglio posizionati) ed il disappunto al momento del cambio fanno una prova. Viene ripagato da Ibra con la stessa moneta in uno dei tanti contropiede orchestrati. Ottima l'apertura per Obinna sul quarto goal. Obinna 6,5 | Primo tempo passato a superare l'emozione per l'esordio (quello vero) con i colori nerazzurri. Pregevole l'azione del goal. Al termine del match è sicuramente il più felice per aver sfruttato al meglio l'occasione concessagli da Mourinho.

Ibrahimovic 8,5 (il migliore) | Semplicemente decisivo. Mette i panni del centravanti, ma le reti non possono essere certo definite "goal stupidi", mostrando ancora la sua straordinaria atipicità. Juan e Loria passano una serataccia, mentre i suoi compagni ricevono sponde "preziose" per la costruzione del gioco. Consapevole di essere uno dei migliori al mondo. Mancini sv | Mourinho lo fa entrare per scaldare a suon di fischi i tifosi romanisti ancora presenti sugli spalti. Cruz sv | Pochi minuti per la passarella di Ibra. Fa bene a tentare il tiro al volo sul cross di Mancini. Dacourt sv | Mourinho lo elogia pubblicamente per l'impegno mostrato in allenamento. Mourinho 7,5 | Alzi la mano chi, leggendo la formazione, non abbia esclamato qualcosa di negativo. Io l'ho fatto nei suoi confronti. Davvero felice di essere stato smentito. Col 4-5-1 annichilisce, come il suo predecessore, il monomodulo di Spalletti. Primo tempo ad alta intensità con pressing alto e ripartenze veloci. Inizio della ripresa devastante. Regala al gabidano, al vice, al collega e al Bruno "moralmente superiore" Conti un bagno rigenerante d'umiltà. Non potendosi attaccare nemmeno all'espulsione di Giuly. Rizzoli 5,5 | Non incide sul risultato, anche se il gol di Obinna era da annullare visto che Muntari, in off-side, disturba la visuale del portiere partecipando attivamente all'azione. Mancano all'appello un giallo a Riise che usava le scivolate come oggetti contundenti e Taddei, reo di un'entrataccia su Ibra. Nessuno dei giocatori dell'Inter, però, utilizza il bonus dei 3 vaffa.

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LA GRANDE BOUFFE

Qui, giusto due settimane fa, prima della sosta, mi auguravo che ci capitasse in fretta una partita esagerata e liberatoria, che ci potesse alleggerire un po' l'animo ricco di scorie. E guarda un po', sono stato subito esaudito. Anche l'anno scorso a Roma fu festa grande, e questi corsi e ricorsi mi sembrano davvero una bella cosa in proiezione. Mentre ero lì che ancora rimuginavo sul divano ("Ma tu guarda, piuttosto che far giocare Balotelli mette dentro addirittura Obinna") Ibra in cinque minuti mi ha distratto dai soliti pensieri disfattisti. E forse è proprio il gol di Obi Obi Martins il sigillo giusto a una serata in cui non ci si può mettere lì a discutere il Mou, nemmeno impegnandosi. Ibra non è una prima punta e ne mette due. Obi Obi fa cagare e poi insacca. Finora avevamo segnato poco e ne abbiamo messe quattro all'Olimpico chez Roma. Finora avevamo subito troppi gol e stavolta marchiamo zero nonostante l'assetto d'emergenza. Prima di stasera non è che avessimo brillato, ma siamo primi. Beh, resta giusto l'irritante Er Trivela: vabbe', aspettiamo. Così come aspettiamo la Juve e la Roma, già così terribilmente lontane. Orsù, tornate almeno in zona Uefa. Prima che qualcuno dica che è un campionato di cartone.

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CRONACA VERA

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Area di servizio tra Cremona e Brescia. Non ho resistito e ho fotografato. Questo Juventus Point piazzato tra i cessi e il bidone dell'immondizia lo trovo irresistibile. Una specie di confessione, non so come dire.

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LIBERARSI

INTER - Bologna 2-1

imageSapete cosa ci servirebbe? Di vincere partite come questa non 2-1, trovando il tempo di farsi venire brutti (e assurdi) pensieri durante il secondo tempo, ma 5-0. Ci manca una vittoria liberatoria, che vale pur sempre tre punti ma ci può sgombrare la testa da qualche incrostazione. Riemerge una questione manciniana, quella dei gol stupidi. Ci vengono le veroniche, poi buttiamo le occasioni normali nel cesso, a iosa. Era la serata giusta per una bella sbornia, ma anche così va bene. Ora che abbiamo il gol-copertina, non ci resta che continuare a scrivere la storia. E' un po' macchinosa, ma non può che decollare.

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JOSE' MOURINHO e BEPPE BARESI

Domanda a MOURINHO durante la conferenza stampa, tratto da inter.it
Pensa che si possa pensare che si possa vendere il prodotto calcio assumendo atteggiamenti come quello di mandare a parlare il suo vice allenatore dopo una gara?

"Tu vuoi un esempio assolutamente chiaro in relazione a questo discorso? Parliamo di Premiership, il prodotto numero uno al mondo in questo senso. Alex Ferguson, visto in tutto il mondo come uno dei migliori allenatori nella storia del calcio, e io penso che lo sia, quante volte Sir Alex Ferguson non va alla stampa. E quante volte si parla di mancanza di rispetto e di tutti questi aggettivi che abbiamo sentito negli altri giorni? Nella mia breve carriera, meno di dieci anni, per 21 volte un mio collaboratore ha parlato con la stampa. Ecco, solo qui per la prima volta in tutte queste 21, si è parlato di mancanza di rispetto. Ti faccio una domanda: un allenatore che durante tre mesi ha studiato italiano quattro-cinque ore al giorno per arrivare per la prima volta in un paese nuovo e parlare con il paese, le persone, con tifosi e giornalisti nella loro lingua, magari non benissimo perchè qualche volta sbaglio, pensi che sia mancanza di rispetto. Adesso parla Ranieri che è stato in Inghilterra cinque anni per dire buon giorno, good afternoon e good morning per lui in cinque anni sono stati un grande problema... Lui che rispetta i tifosi e i giornalisti inglesi e viene da me a parlare di che? Giuseppe Baresi non può rappresentare la società Inter, non può rappresentare il suo tecnico Josè Mourinho? Chi mi deve dire questo è il presidente Moratti: se lui mi dice che Baresi non ha la qualità, lo status, l'immagine e la fiducia per rappresentare la società, se il presidente mi dice così prometto che ci sarò in tutti gli incontri con la stampa. Ma me lo deve dire il presidente, non tu o un altro giornalista in tv o un altro allenatore. C'è una sola persona che è la testa di questo club, il presidente Moratti: se mi fa una critica e mi dice che non accetta questo, allora io gli chiedo scusa e le assicura che da questo momento farò diversamente. Prima di arrivare, ho preparato un documento per la società: ho scritto il profilo dei collaboratori che volevo, ho detto che funzione dovevano avere. imageUna delle cose che è scritta in quel documento, che abbiamo io e la società, sono le ragioni per le quali voglio con me una persona con un determinato profilo che conosca la storia del club. È Giuseppe Baresi, ma poteva essere Riccardo Ferri o Giuseppe Bergomi o un altro uomo importante per la storia del club, questo per avere una persona che mi rappresentasse con dignità, qualità, classe e status davanti ai tifosi, ad altre società ed alla stampa. Il problema qui è un altro: voi non avete rispettato una persona come Giuseppe Baresi. Se non capite molto bene posso farvi un disegno per spiegarvelo meglio. Arrivederci, un abbraccio".

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Zanetti: "Io e l'Inter, la mia vita"

fonte: INTER.it

image Zanetti: ci spiega il significato di tutte quelle fasce?
"Sono quelle più importanti e, per me, significative. C'è quella in ricordo dell'avvocato Prisco, c'è quella per Giacinto, la prima dedicata alla fondazione 'Pupi'.... Ci tengo molto perchè sono tutte davvero speciali".
Ce n'è una dalla quale, per niente al mondo, si separerebbe?
"Quella in ricordo di Giacinto Facchetti (ndr.: indossata in occasione di Fiorentina-Inter del 9 settembre 2003). Per il rapporto che avevo con Giacinto, per l'esempio che è stato per tutti noi, perchè è stato sempre presente in qualsiasi momento e, da quando è mancato, è impossibile per tutti gli interisti dimenticarlo. Una persona così non si può dimenticare... ".
Ci racconta le sensazioni di provate ieri sera, prima e durante Inter-Lecce? Non era una presenza come tante altre...
"Ho provato molta emozione, perchè 600 partite sono tante, soprattuto con la stessa squadra. Quella squadra che tredici anni fa mi ha aperto le porte e mi ha dato fiducia. E per questo ringrazio la famiglia Moratti. Quando sono arrivato ero uno sconosciuto, proveniente da una piccola squadra d'Argentina. Iniziavo a muovere i primi passi nel calcio professionistico ed avere la fiducia della famiglia Moratti è stato importante, soprattutto in una squadra con tanti campioni e con tanti traguardi da seguire. La fiducia della famiglia Moratti mi ha fatto crescere in fretta, sono arrivato giovane e trovarsi bene in una città molto grande come Milano non era facile. Ho fatto questo percorso insieme a loro e, sinceramente, sono molto felice di averlo fatto ed essere rimasto in questa società".
C'è la partita simbolo di Zanetti e l'Inter?
"Sono state tante partite importanti che hanno lasciato un segno, è difficile scegliere, ma la partita di Parigi (ndr.: la finale Uefa '98 contro la Lazio) con la vittoria del mio primo trofeo nerazzurro resta indimenticabile. Tra l'altro ho avuto anche la fortuna di fare un gol, un bel gol".
E potendo scegliere anche altre partite?
"Il mio primo impatto con San Siro, in uno stadio così grande con tanti tifosi: era la prima volta che mi capitava. Abbiamo vinto quella partita (ndr.: Inter-Vicenza, 27 agosto 1995) ed è stato l'inizio della lunga carriera. Anche la gara dello scudetto a Siena due anni fa è stata una data importante, vincere il campionato in quella maniera è un ricordo molto bello".
Adesso il futuro: dove pensa di arrivare?
"Mi auguro che ci siano ancora molte partite da giocare. Ieri erano 600, ma io penso già alla prossima, fare calcoli non serve...".
Parlando di gol e guardando le esultanze, secondo Zanetti è possibile fare un parallelo tra il gol con la Lazio a Parigi e il gol contro la Roma l'anno scorso?
"È stato un gol importantissimo per come si era messa la patita, la Roma attaccava. Fare gol in quel momento non era facile, ho avuto la fortuna di trovarmi lì in quel momento e ho regalato il pareggio alla mia squadra. È stato un risultato molto importate".
Ci sono stati giocatori importanti per la sua crescita?
"Quando sono arrivato c'erano capitan Bergomi e Pagliuca, mi hanno aiutato tantissimo all'inizio: ero giovane ed era tutto da scoprire, sono stati importanti per i miei primi passi. Ho avuto la fortuna di diventare amico di Zamorano, Baggio, Cordoba, di tanti altri... Mi ritengo forutnato di essere stato loro compagno".
Quando è stata la prima volta che ha sentito parlare dell'Inter?
"Ho sentito parlare dell'Inter guardando le partite del Napoli perchè in Italia c'èra Diego Maradona e trasmettevano in Argentina le partite più importanti del campionato. I miei genitori, poi, me ne avevano parlato: mia mamma andava allo stadio dell'Indipendiente dove l'Inter ha fatto più di una finale e mi raccontava di quelle paritite. Un giorno, in una partita con la nazionale in Sud Africa, Passarella mi chiamò in camera sua e mi diede la notiza che l'Inter mi aveva preso. Non me l'aspettavo, era il 1994, una delle mie prime volte in nazionale".
La prossima parita sarà il derby: come vede il Milan che ha cambiato molto dall'anno scorso con gli acquisti di Ronaldinho, Shevcehnko...
"Il Milan è da rispettare, sono cresciuti e sarà una paritita molto combattuta come sempre capita in un derby. Credo che l'Inter arriverà pronta perchè abbiamo il tempo di preparala al meglio e speriamo di poter fare quello che la squadra è capace di fare per vincere".
A proposito di derby, ne ricorda qualcuno in particolare?
"Il 2-2 quando ho avuto la fortuna di segnare il pari e il 3-0 con un grandissimo gol di Ronaldo".
Adesso  è la bandiera di squadra, ha mai avuto mometi di sconforto?
"Mai, mollare non fa parte del mio carattere. Abbiamo avuto momenti difficili, però la mia idea è che il lavoro ripaga sempre. Ci tengo tanto al lavoro e sapevo che prima o poi i successi sarebbero arrivati, è stato così".
Il segreto della sua longevità? La duttilità tattica o il carattere?
"Un pò di tutto, per poter rendere al meglio curo tanto i particolari. Se si lavora seriamente, la domenica si riesce a fare tutto per aiutare la squadra, questo è quello che mi interessa. Prima dell'obiettivo personale c'è la squadra, io cerco di rendermi utile dove la squadra ha bisogno".
Quando si è ritirato Giuseppe Bergomi la fascia da capitano prima è andata a lei e poi a Ronaldo, c'era rimasto male?
"Non ci sono rimasto male perchè ho deciso io di dare la fascia a Ronaldo. Lui tornava da un infortunio particolare e aveva bisogno di sentirsi ancora importante, ho parlato con la società e non ci ho pensato un secondo a dargli la fascia per farlo sentire importante".
Cinque-sei anni fa, quanto è stato vicino alla Spagna? Real Madrid e Barcelona erano molto interessate e sembrava che l'Inter avesse intenzione di parlarne...
"Sono stato vicino alla Spagna, ma non per una mia decisione, non ho mai pensato di andare via dall'Inter. È stato un momento un po' confuso, sembrava che la colpa fosse solo mia, i giornali scrivevano che volevo andarmene. Io non ho mai parlato con nessun altro club, sono dell'idea che il tempo metta le cose a posto. Infatti, alla fine, ho parlato con Moratti e il presidente mi ha detto che voleva tenermi, per questo ora sono ancora qui".
Chiuderà all'Inter la carriera? E chi è stato il giocatore più forte con il quale ha giocato?
"Ho avuto la forutna di giocare con tanti campioni: Ronaldo, Baggio, Vieri, Zamorano... Tutti giocatori che hanno fatto bene dove hanno giocato. Per quanto riguarda il mio futuro, vorrei rimanere nell'Inter e chiudere la carriera qui. Lo dicevo in tempi non sospetti, lo ripeto con orgoglio e con ancora più forza adesso".

fonte: INTER.it

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